IIC: una panoramica

ROMA – focus/ aise – Errances è il tema della 17ª edizione delle Rencontres Photo Gaspésie, rassegna fotografica in programma dal 15 luglio al 30 settembre a Montreal. Nell’occasione di fronte all’Auberge l’Amarré a Mont-Louis il pubblico potrà scoprire la mostra ”Non c’è quiete dopo la tempesta” di Matteo de Mayda, organizzata con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura.
Un evento meteorologico estremo ha colpito il nord-est dell’Italia nell’ottobre del 2018. Lo scirocco, con raffiche fino a 200 km/h sulle Dolomiti, ha abbattuto circa 14 milioni di alberi. Le piogge torrenziali hanno causato l’esondazione dei corsi d’acqua, trascinando detriti lungo il loro percorso, mentre interi villaggi montani sono stati allagati o gravemente danneggiati.
“Non c’è calma dopo la tempesta” analizza le conseguenze a lungo termine di questo evento, mettendo in dialogo fotografia documentaria, ricerca scientifica e lavoro archivistico. Il progetto indaga le cause, gli impatti e gli scenari futuri, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sull’urgenza della crisi climatica e sul fragile equilibrio tra attività umane e stabilità degli ecosistemi.
Il progetto, sostenuto da una borsa ISPA nel 2021, è stato realizzato in collaborazione con l’autore Cosimo Bizzarri e con l’Università di Padova (Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali e Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente). Il risultato di questo lavoro è stato esposto a Fotografia Europea, a Reggio Emilia, nel 2024, è stato pubblicato da Bruno nel 2024 e ha ricevuto il Premio Gabriele Basilico nel 2025.
Matteo de Mayda, nato a Treviso nel 1984, è un artista visivo che vive e lavora a Venezia. Il suo lavoro affronta le questioni socio-ambientali attraverso un linguaggio visivo oggettivo, in dialogo con la ricerca archivistica e scientifica. Ha esposto a livello internazionale, tra cui alla Biennale di Venezia e al Design Museum di Londra, ed è stato selezionato per partecipare a FUTURES, la piattaforma europea dedicata alla fotografia. Ha pubblicato Era Mare (2019), There’s No Calm After the Storm (2024) e Brilla Sempre (2025). I suoi lavori sono stati pubblicati da The New York Times, M Le magazine du Monde e The New Yorker.
Dal 23 giugno al 23 luglio 2026 la Maison des Arts du Belvédère – Dar El Founoun di Tunisi ospita Histoires de football entre l’Italie et la Tunisie, una mostra promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e dall’Ambasciata d’Italia in Tunisia, curata da Marco Ferrero di Mo’ Better Football.
Organizzata in occasione della ventitreesima edizione della Coppa del Mondo e del 65° anniversario della collezione Calciatori Panini, l’esposizione racconta il calcio attraverso uno dei suoi simboli più iconici: la figurina. Album e immagini storiche accompagnano il pubblico in un viaggio tra sport, cultura popolare e memoria collettiva, ripercorrendo l’evoluzione del linguaggio visivo del calcio e il ruolo che le figurine hanno avuto nella costruzione dell’immaginario di intere generazioni.
Un focus particolare è dedicato al legame culturale tra Italia e Tunisia, rafforzato nel tempo dalla diffusione della televisione italiana e dalla straordinaria popolarità della Serie A sulle due sponde del Mediterraneo.
L’inaugurazione si terrà il 23 giugno alle ore 18.30 con un incontro dedicato alla cultura del calcio e alla memoria sportiva, con la partecipazione dei giornalisti sportivi della radio nazionale tunisina Mourad Ayari e Mohammed Menzli, del curatore Marco Ferrero, del collezionista album Panini Gianni Bellini e dell’esperto di calcio Valfrido Aghilone.
Il 23 giugno, alle ore 18, l’Istituto Italiano di Cultura di Tirana ospiterà la presentazione della traduzione italiana del romanzo “Slogan” di Ylljet Aliçka pubblicata da Castelvecchi Editore.
L’incontro, ad ingresso libero, si svolgerà presso la Biblioteca dell’Istituto e vedrà l’autore in dialogo con il direttore Alessandro Ruggera.
C’è chi conta le lettere come se fossero giorni e chi pulisce un pendio come se potesse raddrizzare il mondo. C’è una comunità in cui la morte del comandante diventa una commedia collettiva. La vita affiora nei luoghi in cui di solito non ci si ferma: mentre Adonis, all’obitorio, sistema i corpi intrattenendo conversazioni surreali, c’è chi, sulle colline dell’Albania, scrive con pietre e calce gli slogan della politica e si impegna a salvarli dall’usura del tempo. Una comunità che si muove tra scuole, corridoi e cortili, tra obbedienze pubbliche e silenzi privati.
Tutti recitano una parte che nessuno ha scelto. È la politica che scrive i copioni, ordina e regola le parole e, dietro le quinte, tiene i fili della recita. Ma nel sarcasmo quieto dei personaggi, l’autore, riga dopo riga, ne evidenzia l’assurdo. Sopravvive ciò che non fa rumore, quel gesto nascosto che prova ancora a dire chi siamo. Resta il desiderio di ogni essere umano di lasciare una traccia, di essere sè stesso fino in fondo. Quell’ultima frase che non obbedisce a nessuno. (focus\aise)