IIC: una panoramica

ROMA – focus/ aise – Nasce il nuovo format “Saper Fare”, mini-festival dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona dedicato alle eccellenze dell’artigianato e del design italiani, in dialogo con la Catalogna e la Spagna.
Il primo appuntamento, l’1 ottobre alle ore 18.30 presso la sede di B Factor, sarà dedicato al gioiello contemporaneo, tra creatività, ricerca, tradizione artigiana e nuove forme del progetto.
Protagonista dell’incontro sarà Alba Cappellieri, studiosa, curatrice e autrice tra le più autorevoli nel campo del gioiello contemporaneo, professoressa ordinaria e responsabile dei programmi di Jewellery and Fashion Accessories al Politecnico di Milano.
Fondatrice, nel 2014, del Museo del Gioiello di Vicenza e membro del Consiglio scientifico de l’Ecole di Van Cleef and Arpels, ha curato mostre internazionali e collaborato con alcune delle principali maison della gioielleria mondiale.
Con lei dialogherà Paulo Ribeiro, architetto, direttore e fondatore di Le Departement e delle fiere Contemporania High Craftsmanship e Ofici Fira Artesiania Tradicional. Da anni lavora alla valorizzazione internazionale del gioiello contemporaneo e dell’alto artigianato, creando occasioni di incontro tra artisti, istituzioni, gallerie e collezionisti.
Modera Sílvia Serra Albaladejo, orefice, esperta in gestione culturale e curatrice, premio d’Artesanía del JORGC 2019 e membro della Giunta direttiva dell’AGC Italia.
Il festival proseguirà nel corso del 2027 con nuovi appuntamenti dedicati al tessile, al vetro, al profumo e alla ceramica, per raccontare saperi, materiali e mestieri in cui tradizione, innovazione e creatività continuano a definire l’eccellenza italiana.
L’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria presenta il 28 ottobre un esclusivo appuntamento letterario in occasione della pubblicazione in italiano dell’acclamato romanzo di Etienne van Heerden “The Long Silence of Mario Salviati”.
La sede dell’Ambasciata d’Italia ospiterà un incontro speciale con Etienne van Heerden, uno dei più importanti romanzieri sudafricani, e Raphael d’Abdon, scrittore, accademico e traduttore della nuova edizione italiana.
Pubblicato originariamente in afrikaans nel 2000 con il titolo “Die swye van Mario Salviati”, il romanzo arriva ora ai lettori italiani in una nuova traduzione pubblicata da CH3 Press. Il libro ha ricevuto il M-Net Prize nel 2001.
Ambientato nello spettacolare paesaggio del Grande Karoo, nell’immaginaria cittadina di Yearsonend, “The Long Silence of Mario Salviati” è un romanzo ricco e stratificato, in cui storia, memoria, mito e realismo magico si intrecciano. Al centro del romanzo si trova Mario Salviati, un prigioniero di guerra italiano durante la Seconda guerra mondiale, internato nel campo di Zondewater prima di arrivare nel Karoo, dove diventa scalpellino. Ormai sordo, muto e cieco, Mario è rimasto in silenzio per decenni; il suo silenzio, tuttavia, nasconde conoscenze fondamentali sul passato della cittadina.
Van Heerden esplora i temi della memoria, dello sradicamento, dell’identità e del silenzio, nonché il modo in cui il passato continua a plasmare il presente. Il romanzo intreccia la storia sudafricana con l’esperienza di un prigioniero di guerra italiano, creando un affascinante ponte letterario tra Sudafrica e Italia.
Lo speciale appuntamento in Ambasciata offrirà al pubblico l’opportunità di incontrare Etienne van Heerden e Raphael d’Abdon e di ascoltarli mentre discutono del romanzo, dei suoi temi, del contesto sudafricano e delle sfide legate alla traduzione in italiano di questa importante opera della letteratura afrikaans.
Durante la presentazione sarà possibile acquistare copie sia dell’edizione italiana sia di quella inglese.
L’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam, nei Paesi Bassi, ha organizzato per giovedì 1 ottobre una serata con Luigi Lo Cascio, attore, regista e scrittore siciliano che presenterà per l’occasione (ore 19.00) il suo ultimo libro “Storielle per granchi e scorpioni” (Feltrinelli, 2023).
Luigi Lo Cascio, confermando il suo talento di scrittore e forte di una tradizione letteraria che va da Landolfi a Buzzati e da Kafka a Borges, dà voce alle nostre più grandi paure e alle piccole ossessioni, denudandole e portandole all’estremo, al punto da renderle paradossali e grottesche – quando non, per contro, liriche e commoventi. Chiamarle “storielle” è cosa seria – come seri sono sempre i giochi –, perché in verità questi racconti, con una vena umoristica che percorre tutto il libro, invitano a meditare, e con il lettore – proprio come fa il titolo – giocano continuamente: lo spiazzano, ne spostano lo sguardo sollevandolo dalla quotidianità o, al contrario, spingendolo nelle pieghe dei giorni per osservarli al microscopio.
Racconti filosofici, insomma, ma “da prendere con le pinze”, così come con le loro chele il Signor Granchio e il Signor Scorpione, dialogando fra loro di letteratura, deprecano l’abitudine degli uomini a scrivere solo di uomini, aprendo il ventaglio delle possibilità narrative a tutti i regni: animale, minerale, vegetale, con l’aggiunta del mirabile spettrale – il regno dei fantasmi. Ed ecco allora un saporito susseguirsi di storie di uomini ma anche di gatti e di batteri, di mosche che mangiano divani, ecco congiure di ceneri e spettri di soldati caduti in battaglia. (focus\aise)