Italiani nel mondo e dove trovarli (2)

ROMA – focus/ aise – Due giorni per vivere, scoprire e assaporare l’Italia a Siviglia, in Spagna. È questo lo scopo della “Feria de Italia” (Italia in Fiera), organizzata dall’Associazione Italiani a Siviglia. La festa tricolore, che si terrà sabato e domenica 3 e 4 ottobre, giunge così alla sua X edizione. Obiettivo della due giorni, promuovere e diffondere il “Made in Italy” al pubblico sivigliano.
Si tratta di un grande evento per la promozione delle eccellenze italiane nei settori della cultura, gastronomia, artigianato, turismo arte e design, che l’AIS organizza annualmente dal 2012.
Anche quest’anno l’evento conta su importanti patrocini di diverse entità istituzionali: la Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna, il Comune di Siviglia, l’Ambasciata d’Italia a Madrid ed il Consolato Onorario d’Italia a Siviglia.
Il filo conduttore di questa sesta edizione sarà il cinema, che unirà l’ampio ventaglio delle attività che articoleranno durante le giornate della Feria. Tutto ciò grazie alla collaborazione tra AIS e Vernice Contemporanea Art Management, che offriranno un omaggio al grande cinema italiano mediante una mostra collettiva d’arte contemporanea, proiezioni di film storici e cortometraggi di registi emergenti del panorama cinematografico italiano.
Dopo il successo delle scorse edizioni e la richiesta del pubblico locale, verrà nuovamente allestito uno spazio dedicato alla gastronomia, dove si potranno degustare piatti tipici della tradizione culinaria italiana. Inoltre verranno allestiti stand per promuovere alcuni degli articoli più emblematici dell’industria e del design “Made in Italy”.
Infine, tra le numerose attività in programma, figurano anche il concerto della Banda Municipal de Sevilla, laboratori per bambini e adulti progettati dall’Associazione Dante Alighieri di Siviglia, recital teatrali in collaborazione con la EOI – Escuela Oficial de Idiomas, raduni organizzati dal Club Vespa, rievocazioni storiche messe in scena dalla Legio XXX Ulpia Victrix ed Ego Femina, un corso di tango e tarantella con la professoressa Alejandra Sabena e l’esposizione di opere realizzate dall’Associazione Buhaira Arte.
L’evento si terrà presso il Casino de la Exposicion (Casco Antiguo).
Nel cuore della Vieille-Ville di Ginevra, a pochi passi dai luoghi simbolo della vita istituzionale e politica del Cantone, si trova un angolo di autentica italianità. È il Ristorante “La Favola”, guidato da Giuseppe Bove, un locale che negli anni ha saputo conquistare una clientela affezionata grazie a una cucina profondamente legata alla tradizione italiana e alla qualità delle materie prime.
“La Favola”, che rappresenta una presenza italiana particolarmente significativa nel centro storico ginevrino, dove la cucina è anche strumento di incontro, convivialità e promozione della cultura italiana, è il motivo, assieme alla valorizzazione dell’identità e della tradizione gastronomica italiana, per cui la SAIG ha deciso di conferirgli il Premio “Ciao Italia, ici Genève!”.
Il Premio, consegnato da Raffaele Porzio, Presidente del Club Napoli Genève “Raffaele Carrieri”, è un riconoscimento dedicato alle realtà della ristorazione che contribuiscono a mantenere viva e qualificata la presenza dell’italianità nel territorio ginevrino.
La Notizia di Ginevra, mensile della stessa SAIG, ha voluto incontrare Giuseppe Bove per conoscere più da vicino la sua storia, il suo percorso professionale e la filosofia che si trova dietro i suoi piatti.
Di seguito, l’intervista integrale:
D. “Giuseppe, partiamo da te: come nasce la tua storia nel mondo della ristorazione e quando ha deciso di intraprendere questa avventura a Ginevra?
R. La cultura del cibo, del mangiare bene e del rispetto della materia prima mi è stata trasmessa, come credo sia accaduto a molti italiani, dalla mia famiglia. Nessuno dei miei familiari era professionista della ristorazione, ma osservando mia madre e le mie nonne cucinare ho scoperto quanto il cibo potesse rendere felici e soddisfatte le persone. È lì che ho capito cosa avrei voluto fare nella vita.
D. Ho iniziato così questo percorso, prima “rubando” con gli occhi, osservando e aiutando in cucina, poi iscrivendomi alla Scuola Alberghiera di Molfetta, una delle migliori in Puglia. Dopo gli studi ho lavorato e viaggiato in diverse parti d’Italia, cercando di imparare il più possibile e di costruire una mia idea di cucina. Dopo tanti anni sono diventato chef. Ma essere chef non significa essere arrivati: è, piuttosto, l’inizio di un percorso sempre nuovo.
R. A Ginevra sono arrivato quasi per caso, nel 2011, grazie a una conoscenza. All’inizio volevo semplicemente fare un’esperienza, conoscere e osservare una cultura culinaria diversa dalla nostra. Invece è stato quasi un colpo di fulmine: mi sono innamorato della città e ho deciso di viverci, lavorarci e affermarmi professionalmente.
“La Favola” è stata la mia prima esperienza lavorativa a Ginevra. È sempre rimasta nel mio cuore e quando, nel 2019, ho avuto la possibilità di riprenderne la gestione, non ho esitato.
D. “La Favola” porta nel suo nome un'idea di racconto, di emozione. Qual è la storia che vuole raccontare attraverso la sua cucina?
R. “La Favola” è una piccola nicchia nel cuore della Città Vecchia, dove vogliamo far sentire i nostri ospiti davvero dentro una favola, fin dal loro arrivo.
Lo facciamo attraverso un personale italiano accogliente e attento e una cucina tradizionale e stagionale, reinterpretata con tecniche moderne. Anche i miei continui viaggi nel mondo rappresentano una fonte di ispirazione: scoprire prodotti, culture e realtà diverse mi permette di portare sempre qualcosa di nuovo nei miei piatti.
La cucina italiana è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Secondo te, qual è oggi il segreto per proporre una cucina italiana autentica a una clientela internazionale come quella ginevrina?
Credo che la cucina italiana sia tra le tre migliori al mondo. Il suo successo nasce dalla semplicità, dall’amore per la cucina e, soprattutto, dalla valorizzazione e dal rispetto della materia prima.
Ma noi italiani abbiamo anche una capacità particolare: quella di far sentire le persone come a casa. È questa, a mio avviso, una delle nostre più grandi forze.
D. Nel tuo menù quali sono i piatti ai quali consiglierebbe a chi viene per la prima volta a “La Favola”?
R. Il menù cambia con le stagioni e propone piatti della tradizione italiana rivisitati con un tocco personale e influenze internazionali.
Tra i piatti simbolo ci sono il vitello tonnato, i ravioli “La Favola”, ripieni di brasato di manzo e serviti con riduzione di Barolo e tartufo di stagione, e l’ossobuco alla milanese con risotto allo zafferano. E poi il nostro famoso tiramisù, che alcuni clienti hanno ribattezzato “il miglior tiramisù di Ginevra”.
D. Il suo ristorante si trova vicino a importanti istituzioni ginevrine. Questa particolare collocazione ha influenzato il tipo di clientela e l'atmosfera del locale?
R. La posizione nella Città Vecchia, vicina a importanti istituzioni, luoghi culturali e turistici, ci permette di accogliere una clientela varia e internazionale, dal turista all’uomo d’affari.
Cerchiamo sempre, da buoni italiani, di regalare ai nostri ospiti un momento piacevole e di farli sentire, anche solo per qualche ora, a casa.
D. Che significato ha per te ricevere il Premio “Ciao Italia, ici Genève!” della SAIG?
R. Ricevere il Premio “Ciao Italia, ICI Genève!” della SAIG rappresenta per noi un importante riconoscimento professionale e, allo stesso tempo, una grande emozione nei confronti della mia madrepatria.
Significa che, attraverso il nostro lavoro, stiamo contribuendo a portare avanti la cultura culinaria italiana e a mantenere viva l’italianità qui a Ginevra”.
Un contributo massimo di 3.000 euro a progetto e un viaggio di studio come premio finale. È quanto mette a disposizione la Provincia Autonoma di Trento con il nuovo bando “Radici e Futuro delle Migrazioni”.
Un concorso rivolto alle scuole e che ha come obiettivo quello di stimolare la riflessione e lo studio sul tema delle migrazioni intese come fenomeno umano, sociale e culturale di lungo periodo.
L'iniziativa, spiega MondoTrentino, punta a porre l'attenzione sulla storia del territorio trentino, segnato nei decenni scorsi da profondi flussi migratori, ma anche sulla mobilità attuale che continua a coinvolgere i giovani sia in entrata che in uscita dalla provincia. Attraverso l'utilizzo di modalità didattiche innovative, il bando si propone di favorire una maggiore consapevolezza sulle conseguenze di un fenomeno che caratterizza in modo rilevante il passato e il presente della comunità.
Il concorso è riservato alle classi (singole o in gruppo, fino a un massimo di 50 studenti) dei primi due anni delle scuole secondarie di primo grado, dei primi tre anni delle secondarie di secondo grado e dei primi due anni dei centri di formazione professionale (CFP). Per partecipare, gli istituti scolastici dovranno inviare una scheda sintetica del progetto (massimo 3.000 battute) entro e non oltre il prossimo 6 ottobre. La proposta didattica dovrà essere inoltrata in formato PDF all'indirizzo di posta certificata dell'Ufficio Coesione della Provincia, ufficio.coesione@pec.provincia.tn.it. (focus\aise)