Italiani nel mondo e dove trovarli (3)

ROMA – focus/ aise – “La cittadinanza italiana per discendenza non esce cancellata dalla sentenza della Consulta, ma entra in una fase più tecnica e selettiva. Ora il punto è capire come i tribunali di merito interpreteranno la posizione di chi, pur essendosi attivato, non è riuscito a ottenere un appuntamento prima del 27 marzo 2025. Resta inoltre aperta la possibilità di sottoporre al giudice europeo l’esame di una legge che ha inciso sul riconoscimento della cittadinanza senza alcun preavviso e con effetti retroattivi”.
Ad affermarlo è l’avvocato Salvatore Aprigliano, cassazionista e fondatore dello Studio Legale Aprigliano International Law Firm, commentando la sentenza della Corte costituzionale che ha definito non fondate le questioni di legittimità sul cosiddetto "Decreto Cittadinanza".
Per l'avvocato questa sentenza non dovrebbe essere letta come la chiusura definitiva della cittadinanza italiana per discendenza; la stessa "richiederebbe una lettura più attenta e meno semplificata", sostiene Aprigliano secondo cui "la decisione conferma la tenuta costituzionale della norma nei limiti delle censure esaminate, ma lascia aperti alcuni fronti destinati a incidere sui prossimi contenziosi in materia di cittadinanza italiana jure sanguinis".
Il primo, per l'avvocato, riguarda "la platea particolarmente ampia che comprende i discendenti di cittadini italiani nati all’estero che, prima del 27 marzo 2025, avevano cercato di avviare la procedura, senza riuscire a ottenere un appuntamento consolare. La Corte costituzionale ha lasciato impregiudicata la questione della differenza tra chi aveva ottenuto un appuntamento entro quella data e chi, pur avendo manifestato la volontà di chiedere il riconoscimento, era rimasto escluso per ragioni indipendenti dalla propria volontà".
"Si tratta di un passaggio centrale per migliaia di persone - spiega Aprigliano -, soprattutto in Sud America e negli Stati Uniti, dove il portale Prenot@mi è stato per anni caratterizzato da agende chiuse, appuntamenti difficili da ottenere e liste di attesa molto lunghe".
Secondo Aprigliano, la distinzione tra chi si è disinteressato alla cittadinanza italiana e chi ha provato concretamente ad attivarsi sarà uno dei terreni decisivi del contenzioso.
In questa direzione assume particolare importanza la sentenza n. 3335 del 17 aprile 2026 del Tribunale di Bologna, resa in un giudizio patrocinato dallo stesso Studio Legale Aprigliano: in questo caso, il Tribunale ha riconosciuto valore alla manifestazione di volontà espressa prima del 27 marzo 2025, pur in assenza di un appuntamento ottenuto tramite Consolato, affermando un principio di forte impatto pratico, ovvero quando il canale amministrativo risulta impraticabile per cause riconducibili al sistema, la volontà del richiedente mantiene rilievo giuridico.
“Il cittadino che ha provato ad attivarsi e ha trovato davanti a sé un sistema incapace di ricevere la domanda merita una valutazione diversa rispetto a chi è rimasto del tutto inerte. Questo sarà uno dei punti più importanti davanti ai tribunali italiani”, spiega Aprigliano.
Il secondo fronte riguarda il diritto dell’Unione europea. La Consulta, annota l'avvocato, "ha ritenuto che, per chi non aveva ancora ottenuto un riconoscimento formale della cittadinanza italiana, la giurisprudenza europea sulla perdita della cittadinanza dell’Unione fosse priva di pertinenza diretta". Secondo questa impostazione, "lo status di cittadino europeo sarebbe ancora privo di certezza giuridica fino al riconoscimento formale". Per Aprigliano, "proprio questo passaggio può aprire la strada a un nuovo livello di contenzioso. In materia di diritto dell’Unione, l’ultima parola sull’interpretazione delle garanzie europee spetta alla Corte di giustizia e se un giudice nazionale riterrà che la disciplina italiana incida, nella sostanza, sulla cittadinanza europea, potrà valutare un rinvio pregiudiziale a Lussemburgo".
“Il diritto europeo guarda agli effetti concreti delle norme, oltre alle qualificazioni formali adottate dagli Stati - osserva Aprigliano -. Se una misura nazionale incide sullo status di cittadino dell’Unione, entrano in gioco proporzionalità, valutazione individuale, tutela dell’affidamento e possibilità effettiva di difesa. È questo il terreno sul quale la vicenda potrebbe spostarsi davanti alla Corte di giustizia”.
Il terzo profilo riguarda la natura stessa dell’art. 3-bis: la norma stabilisce che alcune persone nate all’estero e in possesso di altra cittadinanza sono considerate come se non avessero mai acquistato la cittadinanza italiana. "La formula tecnica è destinata a generare un forte dibattito" secondo Aprigliano, perché "per oltre un secolo il diritto vivente italiano ha ricostruito la cittadinanza per discendenza come status acquisito alla nascita, con riconoscimento successivo di natura dichiarativa".
Il punto, secondo Aprigliano, riguarda la distanza tra nome giuridico ed effetto sostanziale. Presentare la disciplina come “mancato acquisto” consente di descrivere la misura come preclusione originaria.
Guardando agli effetti concreti, la norma inciderebbe secondo quanto riportato dall'avvocato, su posizioni che molti discendenti ritenevano già maturate in base alla linea tradizionale del diritto italiano e realizza i medesimi effetti di una revoca.
“La questione va riportata dalla formula alla sostanza. Cambiare il nome dell’effetto giuridico non basta quando la conseguenza pratica è incidere retroattivamente su uno status che il diritto italiano aveva a lungo qualificato come originario e legato alla nascita. Questo sarà uno dei temi più delicati nei prossimi giudizi”, sottolinea Aprigliano.
"La sentenza della Corte costituzionale apre una fase nuova. Una parte della vicenda si è chiusa davanti alla Consulta, mentre altri profili potranno essere affrontati dai tribunali ordinari, anche alla luce delle posizioni di chi si era già attivato prima del 27 marzo 2025, delle difficoltà operative dei canali consolari e dell’eventuale rilevanza europea dello status di cittadino italiano per discendenza", conclude Aprigliano. "La priorità è ora distinguere caso per caso, evitando letture generalizzate e verificando la posizione concreta di ciascun richiedente. La sentenza n. 63 del 2026 merita rispetto istituzionale e una lettura tecnica. Allo stesso tempo, i titoli che hanno annunciato la fine della cittadinanza per discendenza rischiano di trasmettere un messaggio incompleto. Quando una disciplina incide sull’identità personale, sullo status civitatis e sulla cittadinanza europea, non basta fermarsi alla formula del rigetto: occorre comprendere che cosa sia stato davvero deciso e che cosa resti ancora aperto. E in questa vicenda, diversi profili sono tutt’altro che esauriti".
La premiere a Los Angeles è solo di qualche settimana fa. Il film, "The Hermit". Lei, Paola Piccioli, ci ha lavorato come produttrice associata e la sua casa di produzione cinematografica First Child Productions lo ha co-prodotto.
“Girare The Hermit è stata un’avventura dall’inizio alla fine” racconta la bolognese Paola Piccioli, che vive a Los Angeles da nove anni, con una casa di produzione in Italia e una a LA. “Per prima cosa, ho provato una certa emozione nel poter lavorare con attori che in qualche modo avevano segnato la mia crescita - ricordo i pomeriggi passati a guardare Lou Ferrigno in Hercules insieme a mio nonno, da bambina. Da adolescente ho amato i libri e il film di "Una serie di Sfortunati Eventi", dove recitava Marina Weissman, protagonista in The Hermit. Ritrovare lei e Lou Ferrigno nel film che stavamo girando è stato emozionalmente una sorta di ritorno a casa, una connessione fra la vita in Italia e la vita negli Stati Uniti. Ma anche la realizzazione di un sogno”.
La prima parte del film è stato girato a Siracusa, New York, ed era la prima volta in cui Paola Piccioli si avventurava in quella zona dello Stato. Gli scenografi hanno deciso di prendere una piccola costruzione molto malmessa, che si ergeva in mezzo ad una foresta, e la hanno trasformata in una serie di edifici che poi avrebbero costituito il centro di tutta l’azione del film. “Ogni mattina giravamo nella foresta, e spesso dovevamo rimandare l’intero giorno di produzione perché la pioggia era incessante”, spiega ancora Paola. "Durante il weekend mi spingevo con la macchina nella regione dei laghi per esplorare i paesaggi della zona. Un’esperienza poetica, nonostante le moltissime sfide che abbiamo dovuto affrontare”.
Ci sono stati problemi tecnici e di salute che hanno costretto The Hermit ad una pausa di due anni, per poi finire di girare il film a Los Angeles. “Questo film è un miracolo che alla fine è riuscito”, racconta Paola. “D’altra parte quasi tutti i film hanno questa peculiarità, non si sa mai se si riusciranno a girare, a finire, a distribuire, ogni cosa può cambiare sempre all’improvviso”.
“La sera della premiere a Los Angeles, all’inizio di marzo, ho provato una grande gioia a vedere finalmente il lavoro finito e celebrarlo con le persone che ci hanno sostenuto”, afferma ancora la produttrice. “C’è anche un cameo nel film in cui io e gli altri produttori diventiamo vittime della furia omicida di Lou Ferrigno! Devo dire che, anche se come spettatore non vado spesso a vedere horror e thriller (preferisco generi più tranquilli), girarli è la mia attività preferita: gli stunt di combattimento, le lame finte e il sangue di scena, rendono sicuramente il set un luogo ricco di sorprese".
Intanto Paola Piccioli ha prodotto il film "Fatally Yours" insieme a Dino Sardella e Salvatore Sclafani - Dino ne ha anche scritto la sceneggiatura, mentre Salvatore l’ha diretto. Il film è un lavoro della First Child Production di Piccioli e Sclafani, della quale una sede è in Italia (a Bologna), e una negli Stati Uniti (operante attraverso l’intero territorio). “Questo film è un thriller e trovare la protagonista è stato difficilissimo. Ad un certo punto, mi sembra avessimo due o tremila submissions per il ruolo di Jada”, racconta Paola. "Ho guardato 150 provini per il primo round. Dopo averli guardati tutti, io e gli altri produttori stilavamo una lista delle nostre attrici preferite, ma non trovavamo un punto d’accordo: le liste mie, di Dino e di Salvatore erano sempre completamente diverse”.
“Abbiamo svolto le riprese in Kentucky dopo aver vinto un tax credit nella zon” prosegue Paola. "Non avevo mai visto il Kentucky, e sono rimasta sorpresa da quanto il cibo fosse buono. Noi abbiamo scelto di girare a Maysville, un paesino di 1700 persone che per qualche strana coincidenza è anche il luogo in cui è cresciuto George Clooney (o meglio, l’attore è cresciuto nel paesino dall’altra parte del ponte, ma la gente del luogo era orgogliosa di dirci come lui fosse di lì)”.
Essenzialmente non c’erano infrastrutture per girare un film, il che da un lato ha creato vari problemi come il noleggio delle auto (la produzione ha dovuto prenderle in Ohio). Così come per gran parte degli oggetti di scena e l’arredamento, che andavano cercati in città più grandi. La piccola comunità che ospitava le riprese, d’altra parte, ha offerto anche grandi vantaggi del tutto inaspettati: la gente del luogo era incredibilmente ospitale e gentile e aiutavano la produzione in ogni modo.
"Abbiamo avuto accesso a location incredibili: abbiamo girato nella redazione del giornale locale durante le ore di lavoro, con i giornalisti che sono diventati comparse. La polizia locale ci ha lasciato girare dentro alla sua stazione, e due poliziotti sono persino venuti con una volante e hanno interpretato loro stessi in una scena di arresto. Infine abbiamo girato nella prigione locale, attiva, che ospita detenuti ed ufficiali”.
“E’ stata un’esperienza piuttosto intensa, e sono commossa che gli abitanti della città ci abbiano aperto le porte in questo modo spontaneo e generoso per la realizzazione di questo film, attualmente in post produzione”, spiega Paola Piccioli.
In realtà Paola Piccioli è anche attrice e nel 2025 ha lavorato anche nel film Golden, un’esperienza particolare, un film in bianco e nero che celebra l'Italia vista attraverso gli occhi di due turisti americani che si innamorano a Roma. "Da un punto di vista attoriale, recentemente ho anche lavorato in alcuni progetti come Holding Court”, conclude Piccioli, "e collaborato in maniera regolare con Dhar Mann Studios, uno studio che produce contenuto digitale con storie di tipo morale, con più di 160milioni di follower, una serie di studi e un recente contratto con Fox Entertainment”. (focus\aise)