La voce degli eletti all’estero (3)

ROMA – focus/ aise – "È certamente un sollievo apprendere che Nessy Guerra sia stata rilasciata dalla polizia egiziana dopo essere stata prelevata con la forza in piena notte con la sua bambina. Ringrazio sinceramente l'Ambasciatore Palese e la console De Nardis per il lavoro svolto in queste ore”. Così la deputata di Azione Federica Onori, intervenuta durante il question time in Aula alla Camera cui ha partecipato il Ministro degli Esteri Tajani.
"Ma – ha aggiunto la parlamentare eletta all’estero – diciamo anche a quali condizioni è stata rilasciata: Nessy Guerra ha dovuto firmare una dichiarazione con cui si impegna a non lasciare il domicilio indicato fino alla fine del processo. La nostra connazionale, fino ad oggi, ha dovuto cambiare casa più volte proprio per proteggersi da Tamer Hamouda, il suo ex marito violento, che è ancora a piede libero. Come farà ora l'Ambasciata a garantire la sua sicurezza, se è costretta a restare in un luogo fisso e conosciuto? Avete accolto con tutti gli onori, tappeti rossi compresi, persone condannate per reati gravissimi”, ha accusato Onori. “Ministro, fino ad oggi il Governo non è riuscito a riportarla a casa: almeno – ha concluso – le dimostri le dimostri vicinanza umana e si prenda due minuti per farle una telefonata”.
Al 31 dicembre 2025 “la quasi totalità dei connazionali residenti in Regno Unito è titolare di status Euss. Parliamo di 516.473 cittadini italiani a fronte di 525.660 iscritti Aire”. Alla stessa data “meno del 2 per cento degli iscritti Aire in Regno Unito era sprovvisto di status Euss”. Queste le cifre riportate dal sottosegretario agli esteri Massimo Dell’Utri nella risposta ad una interrogazione con cui Toni Ricciardi (Pd), a febbraio scorso, nell’imminenza dell’entrata in vigore delle nuove regole di ingresso nel Regno Unito - “che colpiscono duramente i cittadini con doppia cittadinanza italiana e britannica” scriveva il deputato – chiedeva alla Farnesina di intervenire affinchè non fosse leso “il diritto alla mobilità di migliaia di cittadini italiani nel Regno Unito”.
Nella risposta, il sottosegretario garantisce che “la salvaguardia della libertà di movimento e soggiorno” degli italiani in Uk “costituisce una priorità costante dell'azione del Governo” per poi segnalare “un importante sviluppo” e cioè che “i cittadini dell'Unione europea naturalizzati britannici titolari dello status riconosciuto dall'European settlement scheme (EUSS) continueranno a beneficiare di specifiche facilitazioni. Per costoro, infatti, il Ministero degli interni britannico ha confermato lo scorso marzo, attraverso comunicazioni ufficiali pubblicate sui propri canali istituzionali, la facoltà di continuare a viaggiare da e per il Regno Unito utilizzando il proprio passaporto europeo, a condizione che gli interessati mantengano aggiornate le informazioni contenute nei rispettivi account UK Visas and Immigration (UKVI), già collegati con lo status Euss”.
Il fatto che la quasi totalità dei connazionali iscritti all’Aire abbiamo lo status Euss “è un risultato rilevante, ottenuto anche grazie alla costante azione di sensibilizzazione della Farnesina presso le autorità locali, sia a livello politico sia tramite l'ambasciata d'Italia a Londra. Attraverso tale interlocuzione, abbiamo potuto superare anche altri ostacoli, a cominciare da quelli che avrebbero impedito ai titolari di Certificate of Application, ossia con domanda Euss pendente, di viaggiare da e per il Regno Unito. Anch'essi potranno pertanto utilizzare il proprio passaporto europeo”.
Per i cittadini italiani naturalizzati britannici privi dello status Euss, conferma Dell’Utri, “rimane valido l'obbligo di conformarsi alle disposizioni nazionali britanniche, inclusa la necessità di viaggiare muniti di passaporto o altro documento ufficiale rilasciato dalle autorità del Regno Unito”.
Il sottosegretario, poi, evidenzia la campagna informativa della Farnesina dall’annuncio delle nuove norme nel 2023, estese ai cittadini Ue solo ad aprile 2025 ed entrate in vigore a febbraio 2026. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, conclude, “continuerà a seguire con la massima attenzione l'evoluzione della situazione, anche attraverso la rete diplomatico-consolare nel Regno Unito, per assicurare ai connazionali interessati un'efficace attività di assistenza e informazione”.
“Gli italiani residenti all’estero con patente estera oggi non possono recuperare automaticamente i 20 punti della patente dopo due anni senza ulteriori infrazioni, come invece avviene per i titolari di patente italiana”. Questo è quanto affermato dal deputato della Lega eletto in Europa, Simone Billi, che nei giorni scorsi ha parlato del “caos patenti” durante l’incontro dei giorni scorsi con il Comites della Repubblica di San Marino e che è intervenuto alla Camera sull’argomento.
A San Marino, molti italiani residenti, dopo aver commesso infrazioni in Italia, hanno raggiunto il limite dei 20 punti nel corso di diversi anni, con il conseguente divieto di guidare nel nostro Paese. “Questa situazione interessa in realtà tutti gli italiani residenti all’estero che, secondo la legislazione del Paese di residenza, hanno dovuto convertire la patente italiana in una patente locale – ha però spiegato Billi -. Si tratta di una situazione che merita di essere aggiornata e armonizzata con l’evoluzione della mobilità internazionale e con le esigenze degli italiani residenti all’estero. Chi ha dovuto convertire la propria patente continua infatti a subire in Italia le conseguenze delle infrazioni stradali, come la decurtazione dei punti, ma non può beneficiare degli stessi strumenti di recupero previsti per chi possiede una patente italiana”.
In particolare, ha affermato il deputato leghista, esistono due discipline differenti: l’articolo 126-bis del Codice della strada e L’articolo 6-ter del decreto-legge n. 151 del 2003. Il primo “disciplina il sistema della patente a punti per le patenti italiane. Prevede un punteggio iniziale di 20 punti, il ripristino automatico del punteggio a 20 dopo due anni senza ulteriori infrazioni, se il saldo è inferiore a 20, l’attribuzione di 2 punti premio oltre i 20 e fino ad un massimo di 30, e la possibilità di frequentare corsi di recupero”; il secondo disciplina invece “i titolari di patente estera che commettono infrazioni in Italia, prevedendo la registrazione delle relative penalità nei sistemi informatici della pubblica amministrazione, senza introdurre un punteggio iniziale né analoghi meccanismi di recupero”.
“Per gli italiani residenti all’estero che hanno convertito la patente italiana, le infrazioni commesse in Italia continuano comunque ad essere registrate nei sistemi informatici della pubblica amministrazione italiana, con i conseguenti effetti previsti dalla normativa vigente, come la decurtazione dei punti – ha aggiunto ancora Billi -. Dalle verifiche che ho effettuato non emerge alcuna norma che escluda espressamente gli italiani con patente convertita dal recupero del punteggio. Il problema sembra piuttosto derivare da una lacuna normativa o da una prassi tecnico-amministrativa”.
La gestione del sistema italiano della patente a punti rientra nelle competenze del Ministero dell’Interno, attraverso le Prefetture, mentre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti gestisce gli aspetti tecnici e informatici della Motorizzazione.
“Tra le possibili soluzioni individuate, mi pare particolarmente efficace l’introduzione di un meccanismo di recupero delle penalità analogo a quello già previsto per le patenti italiane, anche per i soggetti registrati nel sistema italiano delle patenti estere, così da garantire un sistema equilibrato che non operi esclusivamente sul piano sanzionatorio – ha proseguito l’eletto all’estero leghista -. La revisione del Codice della strada, attualmente in corso attraverso la proroga della delega, rappresenta un’importante occasione per affrontare questa problematica e individuare il percorso normativo più idoneo per arrivare a una soluzione. Qualsiasi intervento dovrà naturalmente essere formulato nel pieno rispetto del diritto dell’Unione europea, individuando i beneficiari sulla base di criteri oggettivi e non della sola cittadinanza”
Infine, Billi ha rivolto un sentito ringraziamento ai Ministeri competenti per 2la tempestiva disponibilità dimostrata nell’avviare gli opportuni approfondimenti tecnici e normativi su questa nuova problematica”. Oltre ai Ministeri, Billi ha ringraziato anche il Presidente del Comites di San Marino, Alessandro Amadei, per aver portato alla mia attenzione questa importante problematica e per il prezioso contributo fornito nell’approfondimento della vicenda”, ha concluso. (focus\aise)