La voce degli eletti all’estero (3)

ROMA – focus/ aise – “I conflitti non influenzano il commercio internazionale. I conflitti rivelano la verità del commercio internazionale. Per anni ci siamo raccontati la bellissima storia secondo cui più mercati aperti avrebbero significato automaticamente più pace, ma oggi abbiamo il coraggio di dire che l’interdipendenza senza regole diventa dipendenza, e il libero commercio senza reciprocità si trasforma in una sofisticata resa industriale”. Così Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto in Centro e Nord America, che ieri – nella sua veste di presidente del Comitato del Commercio Internazionale della Camera – è intervenuto all'evento dedicato all’impatto delle crisi globali sui mercati nell’ambito della terza edizione della conferenza “Geocrazia”, ospitata nella Sala Refettorio della Camera dei Deputati, alla presenza del sottosegretario agli esteri Massimo Dell’Utri e del ministro degli Affari Esteri della Repubblica di San Marino, Luca Beccari.
“Ribadire il paradigma economico degli ultimi decenni è fondamentale”, ribadisce Di Giuseppe, secondo cui “la sicurezza nazionale del XXI secolo non si misura più soltanto in carri armati, ma nella resilienza delle filiere logistiche, nei cavi sottomarini, nei semiconduttori, nelle rotte marittime e nel controllo delle materie prime strategiche. Ogni contratto internazionale di rilievo è ormai a tutti gli effetti un atto geopolitico e una scelta di sovranità”.
“Oggi la vera sfida per l'Italia e per l'Occidente si gioca su tre direttrici chiare: reciprocità, sicurezza e responsabilità”, elenca il parlamentare eletto all’estero. “Il mercato aperto non può essere una porta spalancata da una parte sola. Il commercio internazionale non è il dopoguerra, è il pre-guerra, il luogo in cui si capisce prima degli altri, leggendo le rotte marittime e le catene del valore, se il mondo sta andando verso la cooperazione o verso la frattura. È una forma di intelligence democratica. La pace non è assenza di forza, è – conclude – la capacità di usare la forza economica per evitare che serva quella militare”.
“L’ecocidio non è più uno slogan ambientalista: è una categoria giuridica che bussa alle porte del diritto internazionale. L’Italia deve essere in prima fila nel sostenerne il riconoscimento come crimine contro l’Umanità nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale”. A dirlo è stato Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella circoscrizione America Meridionale, aprendo ieri, 7 luglio, nella Sala Stampa di Montecitorio la conferenza “Verso l’ecocidio, crimine contro l’Umanità”, promossa dalla Cattedra UNESCO dell’Università Nazionale de La Plata e dall’Associazione Ambientevivo.
“La criminalità ambientale vale tra i 110 e i 281 miliardi di dollari l’anno, è la terza attività criminale al mondo e cresce del 5-7% ogni anno – ha ricordato Porta -. Con la legge 68 del 2015 sugli ecoreati e la Direttiva UE 2024/1203 siamo nel momento delle scelte decisive. È ormai maturo il passo ulteriore, già sollecitato dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani: riconoscere l’ecocidio come crimine autonomo di diritto internazionale”.
“Porterò questa proposta nel lavoro delle Commissioni parlamentari e nelle sedi interparlamentari, a partire dal dialogo Euro-Latinoamericano dove l’Italia ha una responsabilità particolare – ha concluso il deputato –. Chi distrugge l’ambiente, distrugge l’umanità: il diritto internazionale deve finalmente riconoscerlo”.
“Il via libera del Parlamento europeo all’accordo UE-Messico è un’ottima notizia”. Questo il commento su X della deputata di Azione eletta in Europa, Federica Onori.
“Mentre qualcuno alza muri e minaccia dazi, l’Europa risponde nel modo giusto, aprendo nuovi mercati e stringendo partnership solide dentro un quadro di regole condivise – ha aggiunto Onori -. È quello che diciamo da tempo, a partire dal Mercosur: la risposta al protezionismo non è chiudersi, ma diversificare e costruire alleanze commerciali con partner affidabili”.
Questo è un accordo che rappresenta dunque un “beneficio concreto”, secondo lei, “per le nostre imprese, in particolare le PMI, dall’agroalimentare, con la tutela delle indicazioni geografiche contro le imitazioni, ai macchinari e al farmaceutico. Ora l’Italia faccia la sua parte e sostenga con convinzione la ratifica”. (focus\aise)