La voce degli eletti all’estero (3)

ROMA – focus/ aise – Con il voto di ieri “la maggioranza ha deciso di colpire la rappresentanza democratica degli italiani residenti all’estero, scegliendo di comprimere la voce di milioni di nostri connazionali”. Lo dichiara il senatore PD Francesco Giacobbe, eletto nella Circoscrizione Estero – Africa, Asia, Oceania e Antartide, dopo l’approvazione alla Camera dell’emendamento del centrodestra che riduce le circoscrizioni estere da quattro a due per la Camera e ad una sola per il Senato.
Per Giacobbe “è una scelta gravissima. Chi ha votato questo emendamento”, aggiunge, “ha votato contro la rappresentanza degli italiani di Asia, Africa, Oceania e Antartide. Non esistono giustificazioni: si è deciso di rendere ancora più difficile garantire una rappresentanza reale a territori immensi, con comunità che meritano rispetto e attenzione”.
“Accorpare continenti tra loro completamente diversi significa allontanare gli eletti dai cittadini e rendere ancora più debole la voce degli italiani nel mondo”, incalza il senatore italoaustraliano. “È una riforma che favorisce gli apparati di partito e penalizza gli elettori”.
Giacobbe conclude con un messaggio netto: “oggi avete scelto di stare contro la rappresentanza degli italiani di Asia, Africa, Oceania e Antartide. Ce ne ricorderemo. E sono certo”, conclude, “che se ne ricorderanno anche i nostri connazionali quando saranno chiamati ad esprimere il loro voto”.
“Sul voto degli italiani all'estero è andata in scena una grande ipocrisia: maggioranza e campo largo, uniti nel bocciare le nostre proposte, tutti più interessati a conquistare nuovi seggi o a trattenere le proprie poltrone che a migliorare il sistema”. Lo dichiara la deputata di Azione Federica Onori, segretaria della Commissione Esteri, eletta nella Circoscrizione Estero – Europa.
“I nostri emendamenti”, spiega Onori, “proponevano interventi concreti, come ad esempio la gestione digitale delle liste elettorali per identificare in modo univoco l'elettore e prevenire doppie iscrizioni e duplicazioni di voto; oppure, ancora, un fascicolo informativo inserito nel plico elettorale per agevolare l'informazione sui programmi elettorali, come già avviene in diversi Paesi, per esempio la Svizzera. Misure di sicurezza e trasparenza che rispondevano a criticità note da anni e che sono state respinte senza una vera ragione”.
“Il rammarico è forte, anche perché su questo tema avevamo presentato una proposta di legge organica per migliorare il voto dei connazionali all'estero”, sostiene Onori. “Non erano bandiere di parte, ma soluzioni perlopiù tecniche a problemi reali basate su studi che conosciamo ormai da anni. Non a caso”, sottolinea, “noi abbiamo sostenuto senza esitazioni gli emendamenti del PD sul tema, mentre il campo largo, ad eccezione di Italia Viva, ha votato contro tutte le nostre proposte”.
“Alla fine l'unica modifica sul voto all'estero sarà una revisione delle ripartizioni fatta per pura convenienza elettorale, con il pasticcio di avere criteri geografici diversi fra Camera e Senato”, osserva Onori. “Ancora una volta, i sette milioni di italiani nel mondo escono penalizzati da un'occasione che poteva finalmente provare a garantire loro un sistema di voto più affidabile e moderno”, conclude.
“Quella sulla Circoscrizione Estero è uno scempio, una modifica strumentale della legge elettorale, fatta non per migliorare la rappresentanza ma per garantire qualche seggio in più a chi oggi non riesce a conquistare il consenso delle comunità italiane nel mondo”. Lo dichiara Fabio Porta, deputato del Partito Democratico eletto nella circoscrizione Estero.
“Ancora una volta”, prosegue Porta, “vengono colpite le nostre gloriose comunità italiane all’estero, le stesse alle quali questo governo ha già dato un colpo durissimo con la riforma della cittadinanza, approvata con un decreto e senza un vero confronto parlamentare, limitando il diritto di trasmettere la cittadinanza alle nuove generazioni”.
“Adesso si interviene sulla rappresentanza con un’operazione che non tiene conto della realtà dei territori”, incanza il parlamentare italobrasiliano. “Accorpare comunità lontanissime tra loro è come se in Italia si decidesse di creare un unico collegio elettorale mettendo insieme Lombardia, Molise, Valle d’Aosta, Basilicata e Umbria: territori con storie, esigenze e caratteristiche diverse. È evidente che a pagare il prezzo sarebbe la rappresentanza dei territori più piccoli e più lontani”.
“Le comunità italiane all’estero non sono numeri da redistribuire in un algoritmo elettorale, ma persone, storie e realtà che hanno mantenuto vivo il legame con il nostro Paese”, conclude Porta. “La maggioranza non sta riformando la rappresentanza: sta cercando di piegarla ai propri interessi politici”. (focus\aise)