La voce degli eletti all’estero

ROMA – focus/ aise – “Prendo atto dei chiarimenti del Governo, forniti durante l’interpellanza urgente alla Camera, sull’incontro tra il viceministro Cirielli e l’ambasciatore russo, nel quale è stata ribadita la condanna dell’aggressione all’Ucraina e il sostegno alle sanzioni europee. Tuttavia non posso ritenermi soddisfatto da una risposta che ha semmai confermato le ambiguità e le contraddizioni delle diverse versioni date dal governo: quando si incontra il rappresentante di un Paese aggressore, sottoposto a sanzioni, ciò non può essere derubricato a semplice “routine diplomatica””. Questa è l’opinione dell’on. Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America, intervenendo nell’Aula di Montecitorio, a nome del Gruppo Pd, durante l’interpellanza urgente al Governo sull’incontro tra il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, e l'ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Aleksej Vladimirovič Paramonov.
“Ogni incontro di questo livello pesa sulla credibilità dell’Italia e sul messaggio che mandiamo ai nostri alleati europei e atlantici – ha aggiunto Porta -. Chiedere tracciabilità, chiarezza e coerenza non è polemica: è difendere l’interesse nazionale, la nostra piena affidabilità in sede UE e NATO e la dignità della diplomazia italiana”.
Il Referendum sulla Giustizia ha visto vincere in modo netto il “No”, che ha ottenuto complessivamente 8 punti percentuali in più rispetto al “Sì”. Tra i residenti all’estero, però, ha vinto il “Sì”. Non in Europa, dove ha prevalso nettamente il “No”. Deluso da questo esito referendario, dunque, Massimo Romagnoli, responsabile degli Italiani nel mondo per Alternativa Popolare, che però ha spiegato di “aver fatto fino in fondo” la propria parte, con “impegno e presenza sui territori” anche se “evidentemente non è bastato”.
La delusione di Romagnoli arriva anche dal dato europeo, un dato che “deve far riflettere” poiché è nel Vecchio Continente, quello più vicino “geograficamente e politicamente” all’Italia, che i residenti all’estero avrebbero subito quella che lui ha definito come “un’influenza della propaganda di certa televisione e di una parte della stampa”.
Qualcosa di positivo però c’è per Romagnoli: “qualcuno a sinistra”, secondo lui, dovrebbe interrogarsi sul fatto che in Svizzera il “No” abbia vinto con uno scarto più basso rispetto al dato generale, ossia con il 50,85%. Secondo lui questa rappresenterebbe “un’altra verità” poiché questo “margine minimo” potrebbe significare che “forse, a cominciare dalla rossa Svizzera, qualcosa sta cambiando” in Europa. Secondo il responsabile Italiani nel Mondo di AP, infatti, la Svizzera “avrebbe dovuto registrare un consenso ben più ampio” per il No perché “c’è un deputato eletto all’estero del Pd”. Questo, per lui, “è un segnale politico chiaro”.
Nella delusione per “non essere riusciti a portare a casa il risultato”, Romagnoli spiega che “forse il centrodestra, nel suo complesso, avrebbe potuto impostare una campagna diversa, più seria, meno politicizzata e più centrata sui contenuti della riforma. Ma ormai è tardi per recriminare”.
“Da parte nostra – ha concluso nella sua personale analisi degli esiti referendari Romagnoli – prosegue senza sosta il percorso di crescita in Europa. Continueremo a lavorare fianco a fianco con i connazionali residenti in Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Regno Unito, Grecia e in tutti gli altri Paesi, con l’obiettivo di costruire una presenza sempre più forte e radicata. Presto ogni nazione avrà un proprio coordinatore nazionale. È da qui che ripartiamo, con serietà e visione”.
“Oggi più che mai le imprese hanno bisogno di regole chiare, controlli efficaci e strumenti moderni di prevenzione. Rafforzare gli assetti organizzativi e i flussi comunicativi tra le funzioni di controllo aziendale non è più un’opzione, ma una necessità per garantire legalità, trasparenza e competitività al nostro sistema produttivo”. Lo ha dichiarato Nicola Carè, deputato Pd eletto in Australia e patrocinatore dell’iniziativa, intervenendo all’incontro tecnico dal titolo “Adeguati assetti 231 e presidi di effettività: l’Organismo di Vigilanza nell’ecosistema dei controlli aziendali”. L’iniziativa si è svolta mercoledì presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, trasmessa in diretta streaming sul canale tv di Montecitorio.
L’iniziativa, coordinata da Alessandro Parrotta, componente della Commissione ministeriale di riforma al d.lgs. 231/01, ha riunito professionisti, imprese e rappresentanti istituzionali per un confronto sul ruolo dell’Organismo di Vigilanza all’interno del sistema dei controlli societari.
In apertura dei lavori, Carè ha sottolineato la crescente centralità degli assetti di compliance nella governance d’impresa, evidenziando anche la necessità di una riflessione legislativa volta a rafforzare modalità e tempistiche dei flussi informativi tra le diverse funzioni di controllo. “Il legislatore”, ha detto, “deve accompagnare questa evoluzione, mettendo le aziende nelle condizioni di prevenire i rischi, tutelare il patrimonio e consolidare una cultura della responsabilità che sia fattore di sviluppo e non mero adempimento formale”.
Nel corso del dibattito è emersa l’esigenza di un maggiore coordinamento tra i diversi presidi di controllo societario. Valeria Raimondo, penalista e componente della Commissione di riforma al d.lgs. 231/01, ha richiamato l’importanza dell’integrazione tra OdV e collegio sindacale; Marcella Vulcano, professionista incaricata dall’Autorità giudiziaria della funzione di Commissario giudiziale nelle maxi-inchieste, ha evidenziato il ruolo dell’OdV nelle situazioni di crisi e nelle procedure concorsuali; Annalisa De Vivo del CNDCEC ha posto l’attenzione sul tema dei flussi informativi e sul rapporto tra imprenditore in crisi e assetti organizzativi. Dal confronto è emersa la necessità di collocare al centro l’Organismo di Vigilanza, indicato come perno del sistema integrato dei controlli aziendali e presidio essenziale di prevenzione e legalità. (focus\aise)