L'ambiente al primo posto

ROMA – focus/ aise – Un nuovo approccio integrato e multiscala per studiare in modo regionale e globale l’impatto ambientale delle attività minerarie, che rappresenta oggi una delle sfide più complesse per la sostenibilità ambientale e la gestione delle risorse naturali.
È in questa prospettiva, spiega il Consiglio nazionale per le ricerche, che si inserisce la call for papers per il volume speciale "Multiscale Analysis of Mining Emissions and Water Contamination in the Context of Climate Variability", che intende riunire contributi interdisciplinari dedicati allo studio delle interazioni tra attività minerarie, qualità dell'ambiente e cambiamento climatico. Lo special issue (aperta per l’invio di contributi fino al 31 marzo) è curato da un gruppo internazionale di studiosi composto da Renato Somma (Osservatorio Vesuviano INGV, Associato CNR IRISS, Napolli), Vinod Kumar (Government College for Women, Gandhi Nagar, India), P. Gopinathan (CSIR - Central Institute of Mining and Fuel Research - CIMFR, Dhanbad, India), e Maja Radziemska (Environmental Chemistry and Land Reclamation, Warsaw University of Life Science, Warsaw, Polonia).
L'estrazione di carbone, metalli e terre rare, sempre più strategica per la transizione energetica e tecnologica, comporta infatti un insieme articolato di impatti che riguardano emissioni atmosferiche, contaminazione delle acque e alterazioni degli ecosistemi. Questi processi, già di per sé complessi, sono oggi ulteriormente influenzati dalla variabilità climatica e dai cambiamenti climatici in atto. L'aumento delle temperature, le modifiche nei regimi di precipitazione e la maggiore frequenza di eventi estremi – come alluvioni e siccità – possono modificare i percorsi di migrazione degli inquinanti, alterare i sistemi idrogeologici e amplificare gli effetti delle emissioni legate alle attività estrattive.
L’approccio interdisciplinare pensato da questo progetto per comprendere gli impatti dell'attività mineraria si propone di raccogliere ricerche che analizzino diversi aspetti: le emissioni minerarie (polveri, gas serra, drenaggio acido da miniera) e i loro effetti sulla qualità dell'aria e delle acque; i processi di trasporto e trasformazione dei contaminanti nei sistemi idrici superficiali e sotterranei; il ruolo degli eventi climatici estremi nel modulare la diffusione degli inquinanti; nuovi strumenti di monitoraggio, modellazione e mitigazione degli impatti ambientali; strategie di adattamento climatico e soluzioni basate sulla natura per una gestione sostenibile delle attività estrattive.
Particolare attenzione sarà dedicata anche all'analisi delle politiche ambientali e dei quadri regolatori necessari per affrontare le sfide della sostenibilità nel settore minerario.
Tra gli ambiti di maggiore interesse rientrano la caratterizzazione geochimica delle emissioni e dei percolati minerarie il tracciamento isotopico e idrogeologico della contaminazione delle acque, insieme all’analisi degli impatti ambientali attraverso strumenti di remote sensing e GIS.
Particolare attenzione sarà dedicata alla modellazione multiscala del trasporto dei contaminanti in diversi scenari climatici, nonché ai processi di formazione e alle strategie di mitigazione del drenaggio acido da miniera. Rilevanti saranno anche gli studi sulle emissioni di gas serra provenienti da tailings e discariche minerarie e sulle tendenze temporali della qualità delle acque nei distretti minerari.
Un Database Nazionale del Fosforo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di fosforo recuperato, ma anche questionari, buone pratiche e tecnologie per favorire modelli sempre più efficaci di economia circolare e ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni. È quanto ha realizzato la Piattaforma Nazionale del Fosforo, gestita da ENEA in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), le cui attività sono state presentate la scorsa settimana al MASE in un workshop organizzato in collaborazione con ENEA. Tema centrale dell’incontro è stato il mercato secondario del fosforo e la presentazione della banca dati che raccoglie informazioni su impianti di trattamento, utilizzatori e produttori di scarti e rifiuti contenenti fosforo, con l’obiettivo di facilitare un’analisi puntuale dei fabbisogni in termini di qualità e quantità del prodotto.
ENEA ha realizzato un questionario rivolto a tutti i membri della Piattaforma Nazionale del Fosforo con l’obiettivo di identificare ostacoli e opportunità del mercato del fosforo secondario. I risultati dimostrano come l’Italia abbia una concreta opportunità di ridurre tale dipendenza attraverso strategie circolari e il recupero interno, nonostante l’attuale mercato italiano del fosforo resti ancora fragile e dipendente dall’approvvigionamento esterno.
“La Piattaforma Nazionale del Fosforo si conferma un punto di riferimento per la condivisione di conoscenze, buone pratiche e soluzioni tecnologiche a supporto delle politiche di economia circolare”, sottolinea la referente scientifica della Piattaforma, Roberta De Carolis, ricercatrice del Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA. “Il Database Nazionale del Fosforo – aggiunge – è uno strumento importante per una gestione più efficiente, trasparente e circolare, consentendo di individuare con maggiore precisione fabbisogni, flussi e potenzialità di recupero, grazie all’integrazione di dati su utilizzatori, produttori di scarti e impianti di trattamento”.
Il fosforo è una risorsa non rinnovabile e insostituibile, considerata dall’Unione Europea una materia prima critica a causa dell’elevata dipendenza dalle importazioni da Paesi extraUE (84% per la roccia fosfatica e 100% per il fosforo elementare) e del ridotto tasso di riciclo dai prodotti a fine vita (17% per la roccia fosfatica e nullo per il fosforo elementare). Malgrado queste caratteristiche, è utilizzato in molti settori: la maggior parte del fosforo elementare è destinata all’industria chimica per la produzione di fertilizzanti in ambito agricolo, ma una quota crescente trova anche impiego anche in altri settori strategici, in particolare nelle batterie di nuova generazione (litio ferro fosfato e litio manganese ferro fosfato), rendendolo una potenziale risorsa chiave per la transizione energetica.
“Il nostro Paese presenta un tasso di riciclo a fine vita del fosforo molto basso, una criticità rilevante per una risorsa inserita tra le materie prime critiche dell’Unione Europea”, spiega Daniela Claps, responsabile del Supporto Tecnico Strategico del Dipartimento Sostenibilità. “La Piattaforma – aggiunge – mira a chiudere il ciclo del fosforo, con l’obiettivo a lungo termine di limitare la dipendenza del nostro Paese dalla sua importazione, in linea con le priorità europee sulle materie prime critiche e con i principi dell’economia circolare”.
Istituita nel 2019 su iniziativa del MASE, la Piattaforma Nazionale del Fosforo persegue l’autosufficienza del ciclo del fosforo a livello nazionale e il coordinamento con le politiche europee attraverso lo sviluppo di modelli di economia circolare.
Gestita da ENEA in collaborazione con la Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche del MASE, la Piattaforma è aperta a tutti i soggetti che, a vario titolo, operano nel ciclo del fosforo e ad oggi coinvolge oltre 70 organizzazioni aderenti tra enti di ricerca, istituzioni pubbliche e private, aziende e realtà del terzo settore. (focus\aise)