Le forme del Made in Italy

ROMA – focus/ aise – Nell’ambito della conferenza “Bello, buono e di qualità. La Food Valley d’Europa tra strategia agroalimentare, turismo e Dop Economy”, ospitata presso la Sala 20 Maggio della Terza Torre della Regione Emilia-Romagna, si terranno martedì prossimo, 20 gennaio, a Bologna gli Stati generali delle DOP e IGP.
L’iniziativa rappresenta un momento di confronto nazionale ed europeo sul futuro delle Indicazioni Geografiche, con particolare attenzione al Piano d’Azione per il rilancio delle DOP e IGP, presentato a Siena in occasione del VII Forum Qualivita sulla qualità alimentare (5–6 dicembre 2025).
La giornata sarà suddivisa in due sessioni. La prima, dalle ore 9.30 alle 13, è dedicata a un convegno; la seconda sessione, dalle ore 14 alle 17, sarà dedicata a una serie di seminari tematici.
Moderato da Federica Mosconi (giornalista Teleromagna) il convegno sarà introdotto dai saluti di Silvia Lorenzini, Direttrice generale Agricoltura, caccia e pesca di Regione Emilia-Romagna.
Sul tema “La qualità delle Indicazioni Geografiche, la promozione agroalimentare e gli scenari europei mondiali” interverranno Mauro Rosati (Direttore Fondazione Qualivita), Paolo De Castro (Presidente Nomisma), Stefano Bellei (Segretario generale Unioncamere Emilia-Romagna), Nicola Bertinelli (Presidente Consorzio Parmigiano Reggiano Dop); mentre “L’intuizione delle indicazioni geografiche e il valore dei prodotti per i territori dell’Unione europea” sarà il tema approfondito da Alessandro Beduschi (Arepo / Regione Lombardia), João Onofre (DG AGRI) e Karin Meriot (Concours mondial de Bruxelles). Infine, delle “Opportunità dal nuovo regolamento dell’Unione europea per le DOP e le IGP” parleranno Marco Lupo (Masaf) e i rappresentanti di Consorzi e associazioni Stefano Fanti, Cesare Baldrighi e Cesare Mazzetti.
Le conclusioni della prima sessione saranno affidate ad Alessio Mammi e Michele de Pascale.
Nel pomeriggio, la sessione seminariale sarà moderata da Riccardo Deserti (Origin Mondo) e Valeria Montanari (Regione Emilia-Romagna).
Dopo i saluti di Roberta Frisoni (Assessora al Turismo, Commercio e Sport) sarà Roberta Garibaldi (Aite) a fornire l’analisi del contesto.
Seguiranno quattro seminari: “Dalle Indicazioni Geografiche al territorio: Dop Economy e turismo enogastronomico” con Emanuele Burioni (APT Servizi ER) e Cristiano Casa (Consorzio Parmigiano Reggiano Dop); “Mercati internazionali | dazi e opportunità” con Ruggiera Sarcina, Federico Tozzi e François Lancellotti; “Come comunicare il valore delle DOP e IGP?” con Alessandra Ravaioli, Filippo Polidori e Stefano Berni; e, infine, “Fare squadra | consorzi ed esperienze” con Giacomo Savorini, Giuliano Donati e Alfio Biagini.
Parte da Beverly Hills e arriva in Sicilia passando dall’Australia, Europa, Dubai, Singapore e Tokyo, fino alla Lombardia e alla Sicilia il movimento di “I Go Italian”, progetto della Fondazione Made in Sicily ETS per valorizzare e contribuire a promuovere il mondo della gastronomia italiana che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità.
Ieri, 15 gennaio, a Milano sono state consegnate ufficialmente le targhe ai primi imprenditori iscritti, arrivati per l’occasione nella città della Madonnina: Vincenzo Andronaco fondatore 43 anni fa e titolare di Andronaco Grande Mercato, da Amburgo; Fabio Cappellano, Qualitalia, da Amsterdam; Peppe Cappellano, Osteria Sala Federico, da Rotterdam; Manuel Maslah, La Piccola Cantina, da Berlino; Santo Manetta, Ristorante Al Sorriso, da Bergamo; Rosolino e Floriana Palazzolo, L'Orto di Rosolino, da Terrasini (PA); Salvatore Bilello, Macelleria Bilello, da Camporeale (PA) e Ignazio Sparacello, Macelleria Sparacello, sempre da Palermo. Antonio Cottone, Kurtisìa Restaurant, Santa Venerina (CT).
Ha disdetto all’ultimo per motivi di salute il primo in assoluto ad aver aderito all’iniziativa, una vera star della nostra cucina negli USA, Celestino Drago, che fece scoprire le nostre ricette tipiche ai divi del cinema di Los Angeles e oggi è a capo di un impero di italianità (ristorante Drago Centro e Il Pastaio, a Beverly Hills).
La cerimonia si è svolta nella Sala Falck di Assolombarda guidata dai vertici della Fondazione Made in Sicily, Giovanni Callea e Davide Morici.
Nato a dicembre 2025, il progetto “I Go Italian” ha ricevuto da subito un centinaio di adesioni e ogni giorno se ne aggiungono altre (ieri da Parigi, Ignazio Messina, di Les Amis des Messina), sia perché, come è emerso dalle varie testimonianze, risponde concretamente a un bisogno di riconoscimento di queste attività che “raccontano e tengono vivo” il mito del Made in Italy ancora protagonista nel mondo, sia grazie ai contatti internazionali di Callea e Morici, già operatori culturali non solo nel food.
“A differenza di un sistema di certificazione basato su criteri oggettivi o commerciali, “I Go Italian” è nato per mettere in rete chi già opera nell’ambito della cucina italiana secondo i principi UNESCO”, hanno spiegato Callea e Morici. “Non si impongono parametri rigidi, ma si identificano sensibilità, pratiche e narrazioni. Il riconoscimento UNESCO infatti non celebra un semplice complesso di ricette: considera un patrimonio culturale immateriale fatto di saperi, rituali, convivialità e tradizioni che uniscono le persone, il rapporto profondo con il cibo come elemento di comunità. In questo contesto, “I Go Italian” si pone come piattaforma per custodire questi significati mettendo le persone e le storie al centro. È dunque un progetto che guarda al futuro con una ritrovata consapevolezza delle radici. L’ingresso nella rete non è automatico né aperto a tutti: si accede tramite presentazione o invito e con l’approvazione di un Comitato Direttivo, che garantisce la qualità delle adesioni e la coerenza con i principi condivisi. Si fonda quindi sulla disponibilità dei partecipanti a mettere in gioco la propria reputazione”.
Oggi, hanno proseguito, “la rete conta oltre 50 aderenti con presenze in città simboliche come Chicago, Los Angeles, San Francisco, Boston, Seattle, Melbourne, Ibiza, Londra, Amsterdam, Rotterdam, Parigi, Amburgo, Berlino, Dubai, Tokyo. Più di 1.000 persone coinvolte tra chef, ristoratori, produttori interconnessi. Questa dimensione globale testimonia l’orgoglio di essere italiani dei nostri emigrati di successo spesso non abbastanza supportati nella comunicazione dalle nostre istituzioni e contemporaneamente l’interesse crescente ad alimentare l’immaginario legato all’Italia e a ciò che è italiano, ancora forte da un continente all’altro. C’è una “Italia” immensa all’estero che ha cambiato i luoghi e le abitudini dei territori dove è presente e i partecipanti alla rete I G0 Italian la vogliono raccontare e testimoniare”. (focus\aise)