Le forme del Made in Italy

ROMA – focus/ aise – Marmomac si prepara a inaugurare la sua 60ª edizione, in programma a Veronafiere dal 22 al 25 settembre 2026, confermandosi riferimento internazionale della filiera della pietra naturale. Un traguardo che attraversa sessanta edizioni durante le quali la manifestazione ha accompagnato l’evoluzione del settore, trasformandosi da fiera territoriale a piattaforma globale capace di mettere in relazione imprese, tecnologie, progettazione e ricerca.
Nata nel 1940 a Sant’Ambrogio di Valpolicella come “Mostra del Marmo e delle Macchine”, Marmomac affonda le proprie radici nel distretto veronese della pietra, uno dei più importanti e antichi d’Europa. Fin dalle prime edizioni la manifestazione intercetta la crescita di un comparto in espansione, accompagnandone l’apertura verso i mercati internazionali. Il trasferimento a Veronafiere, nei primi anni Novanta, segna un ulteriore passaggio nella storia della rassegna che, accanto alla propria vocazione industriale e commerciale, amplia progressivamente lo sguardo verso il mondo della sperimentazione contemporanea. Con 1.400 espositori provenienti da più di 54 Paesi e una community globale composta di oltre 50.000 operatori e professionisti da 140 nazioni (dati 2025), la manifestazione offre al proprio visitatore lo spaccato più completo su tutta la filiera del comparto: materia, tecnologia e prodotti per la finitura.
L’edizione 2026 della manifestazione è stata presentata nei giorni scorsi alle cave di Prun, a Negrar (in provincia di Verona), da Federico Bricolo, presidente di Veronafiere; Damiano Tommasi, sindaco di Verona; Fausto Rossignoli, sindaco di Negrar; Filiberto Semenzin, presidente del Verona Stone District; Francesca Zivelonghi e Valeria Santolin, rispettivamente event manager di Marmomac ed exhibition manager dell’Area B2B di Veronafiere; Davide Fabio Colaci insieme a Joseph Grima, architetti, autori di due importanti progetti espositivi all'interno di Marmomac 2026.
“Il 60° Marmomac non celebra soltanto la propria storia: rinnova una responsabilità verso le imprese e verso un settore che ha bisogno di luoghi capaci di tenere insieme radici e internazionalità, competenze, mercati e visione – ha spiegato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere –. Presentare questa edizione alle cave di Prun significa tornare simbolicamente all’origine della manifestazione, in un territorio che ha costruito attorno alla pietra una cultura produttiva riconosciuta nel mondo, ma farlo con lo sguardo rivolto al futuro. Da Verona continuiamo a costruire uno strumento di sistema al servizio delle aziende, insieme al Verona Stone District, ai consorzi, alle istituzioni, a Confindustria Marmomacchine, a ICE Agenzia e a tutti gli attori della filiera, per sostenere lo sviluppo sui mercati esteri e rafforzare il racconto della pietra naturale come materiale contemporaneo, versatile e sostenibile. Marmomac è nata a Verona, ma oggi parla al mondo: la sua forza internazionale nasce da una materia, da un saper fare e da un territorio unici”,
L’edizione anniversario guarda a questo percorso come a un patrimonio vivo che continua a interrogare il presente e il futuro della pietra naturale.
A sottolineare la necessità di una riflessione d’avanguardia sul settore saranno due nuovi inserimenti curatoriali, quelli di Davide Fabio Colaci e Joseph Grima, tra i protagonisti della nouvelle vague del design e dell’architettura contemporanei. Accanto a loro anche le riflessioni di Raffaello Galiotto e Giuseppe Fallacara, volti storici della rassegna.
Sarà proprio questo sguardo aperto sulle trasformazioni del progetto ad accompagnare l’apertura della 60ª edizione, affidata alla lectio di Carlo Ratti, architetto e curatore tra le figure più autorevoli del dibattito internazionale sul rapporto tra tecnologia, città e architettura. Un'apertura che segna simbolicamente un'edizione che guarda al futuro della pietra naturale come elemento capace di interpretare le grandi transizioni del presente.
Dal 6 giugno al 4 luglio 2026 torna FESTUNT, la festa della Terra dello Strachítunt, formaggio erborinato a latte crudo appartenente alla famiglia degli stracchini, con i quali condivide le origini e la tradizione.
Il termine Strachítunt deriva dalla traduzione bergamasca di “stracchino tondo”; il formaggio è prodotto con latte vaccino intero con l’antica tecnica delle due paste che consiste nell’unione a strati della cagliata della sera (comunemente chiamata “cagliata fredda”), lasciata sgocciolare in tele di lino per almeno 12 ore, con la cagliata della mattina (comunemente chiamata “cagliata calda”).
Ad organizzare la “festa” è il Consorzio per la tutela dello Strachìtunt: “per questa seconda edizione, la Val Taleggio (Bergamo) torna luogo di incontro, racconto e condivisione: un’occasione per scoprire e vivere da vicino ciò che rende unica questa terra, fatta di paesaggi, saperi, tradizioni, lavoro, relazioni e comunità”, evidenzia il Consorzio lanciando il tema di quest’anno, “Tra radici e futuro”, scelto per “raccontare la vitalità della Valle e delle persone che la abitano. Le radici sono nei mestieri, nei gesti dei casari, nei saperi tramandati, nella cura degli animali, nei luoghi del lavoro, nella lingua, nei racconti, nei valori condivisi. Il futuro è nelle persone che scelgono di restare, tornare, costruire, imparare, innovare e dare nuova forma a questo patrimonio”.
Obiettivo del Consorzio è “celebrare ciò che rende unico questo territorio: la sua identità profonda, la forza della sua comunità e il legame autentico tra chi vive la Valle e ciò che la Valle esprime”.
Festunt proporrà un mese di appuntamenti diffusi in tutta la Val Taleggio. Il programma nel dettaglio è disponibile a questo link.
35.800 visitatori, oltre 3 milioni di euro di impatto economico sulla città, 150 espositori e operatori da 13 Paesi: questi i numeri della nona edizione di Tuttopizza, il più grande marketplace mondiale per chi fa business con la pizza, che anche quest’anno ha fatto di Napoli la capitale mondiale della pizza e piattaforma internazionale per l’intera filiera.
Secondo le stime dell’organizzazione, l’impatto economico e turistico generato sulla città supera i 3 milioni di euro tra hospitality, ristorazione, trasporti e indotto collegato alla manifestazione.
I temi chiave di questa edizione – ospitata dalla Mostra d’Oltremare - hanno guardato al futuro della professione: l’evoluzione della pizza napoletana tra tradizione e contemporaneità, la gestione manageriale della pizzeria, l’intelligenza artificiale applicata al food & horeca, il food design e la comunicazione digitale. Un segnale chiaro: il pizzaiolo di oggi non è più solo un artigiano, ma un imprenditore e comunicatore.
Le grandi novità di questa edizione hanno riscosso un forte interesse da parte di operatori e visitatori. Pizza Icona, la mostra realizzata con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha raccontato la pizza attraverso design, comunicazione e identità visiva, dimostrando come questo prodotto sia ormai diventato un fenomeno culturale globale.
Il Pizza Design District, realizzato con gli architetti di ARS Constructa, ha offerto invece idee e soluzioni concrete per le pizzerie del futuro: layout, materiali, illuminazione, tecnologia e sostenibilità al servizio di un nuovo modello di locale.
Nella prima giornata della manifestazione, alla presenza di rappresentanti istituzionali della Regione Campania e con un videomessaggio del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida — che ha ricordato come la pizza valga quasi 15 miliardi l’anno e dia lavoro a oltre 300.000 addetti diretti — sono stati presentati i dati aggiornati dell’Osservatorio sulla Pizza 2026.
Il quadro che emerge è quello di un settore dinamico e resiliente, ma chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse.
La formula tradizionale della pizzeria resta dominante (72,2%), con una struttura prevalentemente medio-piccola: il 37,5% degli operatori impiega tra 1 e 5 dipendenti. Il forno a legna si conferma il riferimento assoluto con il 56,9%delle preferenze.
Sul fronte economico, il 41,7% delle pizzerie ha registrato una crescita del fatturato e altrettante sono rimaste stabili, con la Margherita che nella grande maggioranza dei casi (76,4%) si mantiene nella fascia tra 5 e 8 euro.
I consumatori cercano soprattutto qualità degli ingredienti (55,6%) e leggerezza e digeribilità (23,6%), mentre la pizza tradizionale napoletana resta la più richiesta (62,5%), seguita dalla contemporanea (38,9%).
Sul fronte della comunicazione, Instagram si conferma la piattaforma più efficace (69,4%), davanti al passaparola (51,4%) e a TikTok (34,7%).
Le criticità più sentite riguardano i costi energetici (61,1%), il reperimento del personale (55,6%) e la tassazione (47,2%). Il tema del personale emerge come vera emergenza: il 75% degli operatori considera “molto difficile” trovare pizzaioli qualificati. A fronte di ciò, l’83,3% del comparto assegna il massimo valore alla formazione professionale continua.
Anche quest’anno Tuttopizza ha confermato la sua forte vocazione internazionale. Il progetto Tuttopizza International, realizzato in collaborazione con il SIAL Network, Universal Marketing e l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, ha anticipato il main event partenopeo con missioni a SIAL India, SIAL Canada e SIAL China, offrendo alle aziende italiane opportunità concrete di networking, export e posizionamento sui mercati strategici.
Alla Mostra d’Oltremare erano presenti operatori, buyer ed espositori provenienti da Francia, Spagna, Corea del Sud, Cina, Germania, Svizzera, Croazia, Regno Unito, Romania, Bulgaria e Grecia, a conferma della crescente centralità della pizza italiana nei mercati internazionali e del ruolo strategico di Napoli come piattaforma globale del comparto.
Già annunciate le date della prossima edizione: Tuttopizza 2027 tornerà alla Mostra d’Oltremare di Napoli con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la presenza internazionale e le opportunità di business per tutta la filiera. (focus\aise)