Le vie del commercio estero

ROMA – focus/ aise – Il Made in Italy continua a rappresentare un punto di riferimento sui mercati internazionali. Qualità, stile e affidabilità restano elementi distintivi riconosciuti a livello globale, ma il contesto in cui operano oggi le imprese italiane è profondamente cambiato. Instabilità geopolitica, tensioni commerciali, volatilità dei costi energetici e crescente competizione internazionale rendono l'internazionalizzazione un percorso sempre più complesso, nel quale il vantaggio competitivo non può più basarsi esclusivamente sull'eccellenza del prodotto. È questo il quadro che emerge dall'Osservatorio Assocamerestero 2026, realizzato attraverso la rete delle 86 Camere di Commercio Italiane all'Estero presenti in 64 Paesi, che raccoglie le valutazioni degli operatori attivi in Europa, Asia, Africa, Americhe e nell'area Australia-Pacifico.
Il Made in Italy mantiene una reputazione solida
L'indagine conferma una percezione ancora molto favorevole delle imprese italiane. Il 40% delle Camere descrive il clima nei confronti del Made in Italy come molto positivo, con una domanda in crescita, mentre il 49% lo definisce positivo, seppur più selettivo rispetto al passato.
La reputazione dell'Italia continua inoltre a rappresentare un importante vantaggio competitivo: circa l'83% degli intervistati identifica il nostro Paese come un sistema produttivo "premium", associato a qualità, stile e reputazione.
Il quadro varia tuttavia da mercato a mercato. L'America Latina registra il sentiment più favorevole, con l'80% delle risposte che evidenzia un contesto molto positivo, anche alla luce delle prospettive offerte dall'accordo tra Unione europea e Mercosur. Più prudente, invece, la situazione rilevata nei mercati africani, dove prevale un atteggiamento attendista rispetto a nuovi investimenti.
Le imprese continuano a investire all'estero
Nonostante l'incertezza internazionale, l'internazionalizzazione continua a essere considerata una leva strategica di crescita.
Il 51% delle Camere segnala infatti imprese italiane orientate ad aumentare gli investimenti sui mercati esteri. Il 26% rileva un approccio più prudente, mentre il 20% evidenzia strategie rivolte principalmente al consolidamento delle posizioni già acquisite. Solo il 3% registra una riduzione degli investimenti.
Le prospettive cambiano a seconda delle aree geografiche. Asia e Stati Uniti vengono indicati come mercati ancora particolarmente dinamici, mentre in Europa prevale una logica di consolidamento, con imprese concentrate sul rafforzamento della propria presenza piuttosto che sull'espansione.
Crescono le opportunità, ma aumenta anche la complessità
Secondo l'Osservatorio, i mercati internazionali restano attrattivi, ma richiedono competenze sempre più articolate.
Per il 49% degli intervistati i mercati di riferimento diventeranno ancora più interessanti nei prossimi 12-18 mesi, mentre il 37% prevede una sostanziale stabilità. Il dato suggerisce che le opportunità continuano a esistere, ma risultano più difficili da cogliere in assenza di una strategia adeguata.
Tra i principali fattori che influenzano le decisioni di investimento non figurano al primo posto i dazi, bensì i costi energetici e delle materie prime, indicati dal 57% delle Camere. Seguono il rischio cambio e l'instabilità finanziaria (23%), mentre politiche protezionistiche, competizione tra blocchi economici e tensioni regionali vengono segnalate dal 20% degli intervistati.
La competitività si costruisce con la strategia
Uno dei risultati più significativi dell'indagine riguarda i fattori che limitano il successo delle imprese italiane sui mercati esteri.
Per oltre la metà degli intervistati (54%), il principale errore consiste nell'assenza di una strategia di medio-lungo periodo. Il 43% evidenzia invece la convinzione, ancora diffusa, che la qualità del prodotto sia sufficiente per affermarsi nei mercati internazionali.
Emergono inoltre altri elementi decisivi: la scelta di partner adeguati (29%), l'adattamento della comunicazione e del modello distributivo alle caratteristiche del mercato locale (29%) e la conoscenza delle normative dei Paesi di destinazione (26%).
L'Osservatorio conferma quindi che il valore del Made in Italy continua ad aprire opportunità, ma che la competitività si costruisce sempre più attraverso una presenza stabile nei mercati, relazioni qualificate e una visione strategica di lungo periodo.
Cina, Francia e Germania guidano la concorrenza
Se la reputazione dell'Italia resta elevata, cresce parallelamente la pressione competitiva.
La Cina è indicata dal 77% delle Camere come il principale concorrente delle imprese italiane, seguita da Francia (46%) e Germania (43%).
Per rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy, il 71% degli intervistati indica come prioritaria una maggiore promozione coordinata del Sistema Paese, mentre il 49% auspica un rafforzamento degli strumenti pubblici di sostegno all'internazionalizzazione delle PMI.
Le prospettive per il 2027
Lo scenario delineato dall'Osservatorio resta complessivamente positivo.
L'82% delle Camere prevede infatti una crescita del Made in Italy nei rispettivi mercati nel corso del 2027: il 24% si attende una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessun intervistato prospetta un rallentamento generalizzato.
SACE, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha partecipato al Farnborough International Airshow 2026 con una delegazione guidata dal Presidente Guglielmo Picchi e Cristiana Portale, Responsabile per l'Europa, Asia centrale e Ucraina. Obiettivo, sostenere le filiere produttive italiane ad alta intensità tecnologica, accompagnandone la crescita sui mercati internazionali e favorendo nuove opportunità di collaborazione con controparti, investitori e grandi operatori globali.
L’evento, che si chiude oggi nel Regno Unito, riunisce i principali protagonisti internazionali dell’aerospazio, dell’aviazione e della difesa. In occasione della manifestazione, presso l’Ambasciata d’Italia a Londra e alla presenza del Ministro della Difesa Guido Crosetto, si è tenuto un incontro istituzionale dedicato al ruolo dell’Italia e della sua industria in uno scenario internazionale in profonda trasformazione.
“L’aerospazio rappresenta una filiera strategica per la competitività e la sicurezza economica del nostro Paese, nella quale l’Italia esprime competenze industriali, capacità tecnologiche e una forte propensione all’innovazione”, ha dichiarato Guglielmo Picchi, Presidente di SACE. “Essere presenti a Farnborough significa valorizzare queste eccellenze nel principale luogo di confronto internazionale del settore. SACE è pronta a mettere a disposizione strumenti assicurativo-finanziari, conoscenza dei mercati e relazioni internazionali per accompagnare le imprese italiane nei loro percorsi di crescita e consolidamento all’estero”.
Viaggia a pieno ritmo la macchina organizzativa di Macfrut, fiera internazionale della filiera ortofrutticola. Archiviata un’edizione 2026 di successo, che ha registrato un incremento del 12% dei visitatori e una forte crescita delle presenze estere provenienti da 80 Paesi, il team di Cesena Fiera è già al lavoro per l’edizione 2027, che si preannuncia di grandi numeri.
A tre mesi dalla conclusione della manifestazione, la campagna di rebooking, con diritto di prelazione fino al prossimo 31 luglio, ha registrato la conferma di oltre 200 aziende per 10mila metri quadrati di spazi espositivi già occupati: un risultato – sottolinea Cesena Fiera – mai raggiunto in così breve tempo nelle precedenti edizioni, tanto da aggiungere già ora un padiglione espositivo in più. Un dato che conferma il successo della manifestazione grazie a un format unico che offre opportunità di business insieme ai temi della conoscenza.
“Stiamo raccogliendo i frutti di un grande Macfrut 2026, al punto che tantissime aziende hanno immediatamente chiesto di confermare, e in molti casi ampliare, lo spazio espositivo”, commenta il Presidente Patrizio Neri. “Nell’edizione scorsa, l’intero sistema ortofrutticolo ha fatto squadra e si è riconosciuto in Macfrut come unica fiera della filiera internazionale dell’ortofrutta del nostro Paese, un appuntamento dove è fondamentale esserci per fare business, per crescere nei mercati esteri dove abbiamo raggiunto la cifra record di 900 buyer, e nel contempo comprendere dove va il settore attraverso un programma di contenuti di caratura mondiale con i massimi esperti del settore. Il nostro obiettivo – conclude – è arrivare a occupare lo spazio fieristico del Rimini Expo Centre per 30mila metri quadrati, un traguardo che segnerebbe il punto massimo della fiera, anche alla luce dell’accordo con Growtech nell’area del preraccolta e al ritorno di Fieravicola manifestazione biennale”.
Contestualmente alla parte commerciale, prosegue l’attività fieristica sul fronte dei contenuti che hanno già visto nelle settimane scorse un incontro con il Comitato Macfrut e il Comitato Tecnico scientifico presieduto da Paolo De Castro.
Già definita la Regione partner dell’edizione 2027, in programma dal 20 al 22 aprile al Rimini Expo Centre: sarà il Piemonte. Con i suoi oltre 50mila ettari di superficie, il Piemonte è tra le principali regioni ortofrutticole italiane, caratterizzata da una forte specializzazione nelle produzioni di frutta fresca, a guscio e piccoli frutti.
“Macfrut si caratterizza per essere un evento non limitato ai tre giorni di fiera, ma operativo per l’intero arco dell’anno”, annota Luigi Bianchi, Executive Manager di Macfrut. “Un’attività continuativa fatta di incontri, relazioni, affiancamento degli espositori, partecipazione a eventi di settore e presidio dei mercati esteri. Questo è possibile grazie a un team che quotidianamente lavora con competenza e passione per costruire opportunità concrete e accompagnare le imprese nei loro percorsi di crescita e internazionalizzazione”. (focus\aise)