Parlamento Ue: la Groenlandia non deve essere usata come strumento per dividere l’Unione europea

BRUXELLES\ aise\ - Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione dove denuncia l’uso di minacce commerciali unilaterali e di intimidazioni economiche degli USA contro la Danimarca e altri Stati membri dell’UE come una forma di coercizione. Tali azioni sono quindi “incompatibili con il diritto internazionale” e anche con i principi fondamentali della cooperazione tra alleati della NATO. Gli eurodeputati hanno quindi affermato che la Groenlandia “non deve essere utilizzata come strumento per dividere l’Unione europea”.
La risoluzione, che chiede anche un rafforzamento dei partenariati globali e un miglioramento della capacità di deterrenza delle minacce, è stata adottata ieri, mercoledì 21 gennaio, con 392 voti a favore, 179 contrari e astensioni.
Il Parlamento Ue ha quindi definito “deplorevole” l’approccio più transazionale del governo statunitense in materia di politica estera, caratterizzato da un ridotto impegno nei confronti del multilateralismo e della sicurezza europea. I deputati continentali hanno quindi affermato che l’UE deve trarre insegnamenti dalle proprie vulnerabilità ed evitare di trovarsi in futuro in una posizione esposta a pressioni coercitive.
“Dall’Ucraina al Caucaso, dal Medio Oriente al Sahel, fino all’Artico e oltre, attorno all’Europa si è formato un arco di instabilità”, hanno avvertito gli eurodeputati. “L’UE non può permettersi di ripiegarsi su sé stessa e deve restare aperta e impegnata a livello globale, sottolineano, evidenziando come la sua visibilità e influenza politica siano spesso inferiori al suo peso economico, finanziario e diplomatico”.
Pur sostenendo una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina, i deputati europei hanno avvertito che “qualsiasi accordo imposto dalla Russia o che premi l’aggressione russa minerebbe la sicurezza europea”. L’aggressione della Russia, secondo loro, starebbe “destabilizzando gravemente il vicinato orientale dell’UE, con effetti di ricaduta nei Balcani occidentali che rischiano di rallentare le riforme e alimentare narrazioni antieuropee”. L’allargamento dell’UE rappresenta quindi, secondo i deputati, “un investimento geostrategico nella sicurezza e nella stabilità regionali”.
Il Parlamento ha quindi espresso “serie preoccupazioni” per le interferenze di attori stranieri in Groenlandia, comprese azioni ibride e minacce esplicite da parte degli Stati Uniti alla sovranità della Groenlandia, definite come una grave minaccia per gli interessi strategici dell’UE, all’alleanza atlantica e all’ordine basato su regole. Nel testo, i deputati hanno sollecitato una risposta unitaria dell’UE sostenendo la dichiarazione congiunta rilasciata da diversi Stati membri dell’UE il 6 gennaio 2026, che afferma che il futuro della Groenlandia può essere deciso unicamente dalla Danimarca e dalla Groenlandia. Inoltre, hanno espresso preoccupazione anche per la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti del dicembre 2025 che, secondo i deputati, “formalizza una politica statunitense infondata che considera l’UE, compresi i suoi valori fondamentali, i principi di governance democratica e diversi dei suoi obiettivi essenziali in materia di sicurezza, come contrari agli interessi degli Stati Uniti”.
Pur riconoscendo il “ruolo vitale” della NATO e gli Stati Uniti come principale alleato dell’Europa, il Parlamento europeo ha evidenziato “la crescente imprevedibilità e l’isolazionismo della politica estera statunitense, compreso il rischio di un ritiro delle truppe dall’Europa”. Pertanto, il Parlamento Ue ha chiesto una pianificazione di contingenza dell’UE, un aumento e un migliore coordinamento della spesa per la difesa negli Stati membri, un rafforzamento delle capacità di difesa europee e una maggiore autonomia strategica, mantenendo al contempo un partenariato transatlantico equilibrato.
“Il più ampio compito strategico dell’UE consiste nel rafforzare i nostri partenariati globali, migliorare la nostra capacità di deterrenza e garantire che l’allargamento, la politica di vicinato e la cooperazione con le democrazie affini servano la nostra sicurezza a lungo termine - ha dichiarato David McAllister (PPE, Germania), relatore della relazione che valuta la politica estera e di sicurezza comune (PESC) -. Allo stesso tempo, l’UE deve aumentare la propria visibilità, affinare la rappresentanza esterna e assicurare che i suoi strumenti – dalle sanzioni alla comunicazione strategica e al Global Gateway – siano utilizzati in modo efficace e coerente”.
“La relazione sulla PSDC di questa legislatura sottolinea che le circostanze attuali non lasciano spazio a dubbi – ha aggiunto Thijs Reuten (S&D, Olanda), relatore della relazione sulla politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) -: l’Europa ha bisogno di una capacità di difesa forte, autonoma e operativa. Ciò significa superare gli interessi nazionali di breve periodo e non solo completare un mercato unico della difesa, ma anche dare un reale significato alla clausola di assistenza reciproca dell’UE. Per quasi vent’anni, la politica di sicurezza e di difesa comune dell’UE è esistita in gran parte solo sulla carta: è tempo di trasformarla in realtà. E la realtà odierna richiede urgenza, unità e volontà di agire. L’articolo 42.7 deve diventare operativo, non cerimoniale. Non si tratta di competere con la NATO, ma di garantire che l’Europa possa stare in piedi da sola ed essere un attore credibile in materia di sicurezza, per i suoi cittadini e per i suoi partner. Oltre all’aumento della spesa, il rafforzamento della nostra base industriale deve procedere di pari passo con una rinnovata dottrina di sicurezza, con fiducia e con un’ambizione strategica all’altezza delle sfide attuali”. (aise)