Il Papa nella Domenica di Pentecoste: lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra

ROMA\ aise\ - “Con cuore ardente preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore”. Così Papa Leone XIV durante la Santa Messa nella Domenica di Pentecoste, al termine della quale il Santo Padre si è affacciato alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare il Regina Caeli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Nell’introdurre la preghiera mariana, il Pontefice ha ricordato che “in questa Solennità della Pentecoste siamo chiamati a contemplare il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e, oggi, nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita”.
“Possiamo soffermarci su un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia di oggi”, ha suggerito il Papa: “lo Spirito apre le porte. Il Vangelo infatti ci dice che “erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei” (Gv 20,19) e, al tempo stesso, il Libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che lo Spirito arrivò come un vento impetuoso (cfr At 2,2), che aprì quelle porte, spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto”.
“Possiamo chiederci anche oggi: quali porte apre lo Spirito Santo?”, ha proseguito Leone XIV. “La prima porta”, ha spiegato, “è quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, così come si è rivelato in Gesù Cristo. Con il dono del suo Spirito, Dio ci dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita. Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana”.
“La seconda porta”, ha continuato, “è quella del cenacolo, cioè della Chiesa. Senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano. Lo Spirito apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere. Come ricordava Papa Francesco, siamo chiamati ad essere “una Chiesa che benedice e incoraggia […] una Chiesa dalle porte aperte a tutti” (Omelia nella Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023)”.
“Infine”, si è avviato a concludere Papa Leone, “lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Dove c’è lo Spirito del Signore nasce la fraternità tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversità”.
Poi rivolgendosi ai fedeli, Prevost ha invitato a “invocare lo Spirito Santo, perché apra tutte le porte che ancora rimangono chiuse. Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli”.
Al termine del Regina Caeli, il Papa ha ricordato che ieri ricorreva la Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina, unendosi alla preghiera dei cattolici cinesi, e ha infine affidato alla Vergine Maria “anche le comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra”. (m.avilloni\aise)