Papa Leone: non abbiamo bisogno di “surrogati di felicità”

Vatican Media

ROMA\ aise\ - “All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli”. Così Papa Leone XIV durante la recita dell’Angelus domenicale. Affacciandosi ieri, 18 genaio, in piazza San Pietro, il Santo Padre ha invitato fedeli e pellegrini a non sprecare “tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza” e a mantenere “vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui”.
“Queste riflessioni sono partite dal passe del Vangelo (cfr Gv 1,29-34) in cui si parla di “Giovanni il Battista che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia: “Ecco l’agnello di Dio – dice –, colui che toglie il peccato del mondo” (v. 29), e aggiunge: “Sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele” (v. 31). Giovanni riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito, come attestano queste sue parole: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me” (v. 30). Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme (cfr Gv 1,19). Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore (Mc 1,3; cfr Is 40,3) e, quando il Signore viene, con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena”.
“Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza!”, ha sottolineato Papa Leone. “Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. È l’amore di cui ci parla Gesù: quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi”.
“Non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio”, l’invito del Pontefice. “Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza. Impariamo da Giovanni il Battista a mantenere vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui”.
Prevost ha concluso la recita dell’Angelus con il consueto appello alla “Vergine Maria, modello di semplicità, di saggezza e di umiltà”. Poi ha ricordato che ieri è iniziata la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. “Le origini di questa iniziativa”, ha spiegato, “risalgono a due secoli fa e il Papa Leone XIII l’ha molto incoraggiata. Proprio cent’anni fa, per la prima volta, vennero pubblicati “Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani”. Il tema di quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: “Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati” (Ef 4,4). Le preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa Apostolica Armena. Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare, in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani”.
“Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo”, ha aggiunto il Papa, rivolgendo il proprio pensiero alle “grandi difficoltà che soffre la popolazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, costretta a fuggire dal proprio Paese, specialmente verso il Burundi, a causa della violenza e ad affrontare una grave crisi umanitaria. Preghiamo affinché tra le parti in conflitto prevalga sempre il dialogo per la riconciliazione e la pace”. Senza dimenticare “le vittime delle inondazioni che nei giorni scorsi hanno colpito l’Africa meridionale”. (aise)