Integrazione dei migranti e pandemia: il Ministero del Lavoro pubblica i nuovi dati

ROMA\ aise\ - È stato pubblicato in queste ore la nuova edizione, la quinta, del Rapporto sulla presenza dei migranti nelle città metropolitane italiane, curati dalla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro, e realizzati in collaborazione con Anpal Servizi.
Il periodo oggetto di analisi dell’edizione 2020 dei Rapporti Città Metropolitane è l’anno 2020 sebbene, per alcuni ambiti, gli ultimi dati disponibili siano relativi all’annualità precedente. Dall’analisi emergono quindi alcune indicazioni sugli effetti della crisi legata alla pandemia sui percorsi di inclusione dei cittadini migranti, soprattutto in relazione ad alcuni contesti territoriali. Di seguito una sintesi delle principali evidenze.
La distribuzione territoriale
I cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti nel nostro Paese al 1° gennaio 2020 sono 3.615.826, concentrati principalmente nel Settentrione (61,5%), una quota pari al 24% circa si trova nel Centro Italia, mentre il 14,4% è nel Mezzogiorno. Tra le Città metropolitane sono Milano e Roma quelle che accolgono il maggior numero di regolarmente soggiornanti in Italia (rispettivamente il 12,3% e il 9,3%), seguite da Torino, Firenze, Napoli e Bologna con percentuali tra il 3,1% ed il 2,2%, mentre nelle altre Città metropolitane si trova meno del 2% dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti al 1° gennaio 2020. Un’analisi delle residenze mostra invece come la più elevata quota di non comunitari tra i residenti si registri a Milano, Firenze e Bologna (rispettivamente 12,4%, 10,1% e 8,7%), seguite da Genova (7,6%), Venezia (7,5%) e Roma (7,4%), mentre Catania, Palermo e Bari fanno registrare la minore incidenza.
Tali differenze sono collegate ai fattori attrattivi delle diverse aree territoriali – che rispecchiano le segmentazioni che attraversano storicamente il Paese – e che portano i migranti a spostarsi sul territorio verso i luoghi che offrono maggiori possibilità di inserimento socio-economico e lavorativo.
I dati sui residenti prendono in considerazione i cittadini non comunitari iscritti in anagrafe, mentre i dati sui regolarmente soggiornanti riguardano i titolari di un permesso di soggiorno valido. Le due grandezze non coincidono poiché non tutti i titolari di permesso di soggiorno, pur presenti regolarmente sul territorio, sono iscritti all’anagrafe del Comune. Per dare conto della differenza delle due grandezze, complessivamente in Italia ci sono 3.720.729 residenti extra UE e 3.615.826 regolarmente soggiornanti.
Per la prima volta dopo anni, le presenze regolari calano sensibilmente: -2,7% a livello nazionale, con significative differenze negli andamenti a livello territoriale. Un rilevante aumento nella Città metropolitana di Palermo (+4,9%), un aumento più contenuto a Torino (+1,1%) ed un calo in tutte le altre Città metropolitane, che si fa particolarmente marcato nelle Città metropolitane di Reggio Calabria, Messina e Catania (rispettivamente -10,2%, -9,5%, -7,9%). Due i fattori che incidono sull’andamento delle presenze: gli ingressi, ovvero i nuovi permessi di soggiorno rilasciati, che rappresentano un flusso in entrata nello stock dei regolarmente soggiornanti, e le acquisizioni di cittadinanza, che comportano invece un effetto sostitutivo nelle statistiche, sottraendo al conteggio dei cittadini stranieri chi diviene italiano. Relativamente al fenomeno degli ingressi, il 2019 segna un record negativo: i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2019 sono stati circa 177 mila, il 26% in meno del 2018, la riduzione più significativa registrata a partire dal 2012. Si tratta di un calo che ha riguardato tutta la penisola, risultando decisamente più incisivo nelle Città metropolitane di Messina (- 63,5%), Reggio Calabria (-61,8%) e Cagliari (-55%), più esposte ai flussi non programmati (i migranti sbarcati sulle coste italiane sono diminuiti del 51% rispetto al 2018 e del 90,4% rispetto al 2017), e più contenuto a Venezia, Roma e Firenze (rispettivamente -11,3%, 15,5% e 20,9%).
Relativamente alle concessioni di cittadinanza, nel 2019 se ne contano complessivamente circa 114mila, un numero in aumento del 10% circa rispetto all’anno precedente, a segnalare il forte processo di stabilizzazione dei migranti in atto. La distribuzione sul territorio delle acquisizioni di cittadinanza non rispecchia quella delle presenze, suggerendo che i cittadini stranieri preferiscano alcune Città metropolitane piuttosto che altre per stabilirsi e mettere radici: a Milano, Roma, Torino e Firenze si rileva il maggior numero di nuovi cittadini di origine non comunitaria, mentre Napoli, quinta per numero di regolarmente soggiornanti, si colloca in ottava posizione per acquisizioni di cittadinanza.
La stabilizzazione delle presenze
Prosegue il processo di graduale stabilizzazione delle presenze non comunitarie: la quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo (non soggetto a rinnovo) sul totale dei regolarmente soggiornanti sul territorio italiano è pari, nel 2020, a 63,1% (era il 62,3% nel 2019), risultando massima a Venezia (74%), Messina (67,3%), Genova (66,9%) e Firenze (64%). Aumenta inoltre la quota di titolari di permessi di soggiorno legati a motivi familiari, che rappresentano il 46,7% dei regolarmente soggiornanti (era il 43,7% nel 2019), risultando prevalenti in tutte le Città metropolitane, ad eccezione di Napoli e Cagliari, con un’incidenza massima a Venezia (55,3%) e Bologna (52,4%). Il lavoro emerge invece come la motivazione di soggiorno prevalente a Napoli (42,9%) e Cagliari (32,1%).
I segnali della presenza di famiglie sul territorio, come l’equilibrio di genere e la quota di minori, sono ulteriori indicatori di stabilizzazione delle presenze. Se complessivamente tra i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia si rileva un equilibrio di genere quasi perfetto (uomini 51%, donne 49%), in alcune Città metropolitane, in particolare in quelle del Sud e delle Isole, la composizione di genere della popolazione migrante appare meno equilibrata: a Reggio Calabria, Catania e Palermo la componente maschile tra i regolarmente soggiornanti registra infatti una più incisiva prevalenza. In riferimento ai minori, pari complessivamente al 22% dei regolarmente soggiornanti al 1° gennaio 2020, si rileva una significativa variazione a livello territoriale: Venezia, Milano e Torino fanno registrare i valori più elevati e superiori alla media nazionale (rispettivamente 23%, 22,7% e 22,3%), mentre l’incidenza risulta minima a Napoli, Cagliari, Roma e Reggio Calabria (rispettivamente 14,7%, 15,6%, 16,2% e 17,8%), a indicare per estensione una minore presenza di nuclei familiari.
In Italia, la cittadinanza è concessa, secondo quanto stabilito dalla legge 5 febbraio 1992, n.91, per residenza (cosiddetta “naturalizzazione”) al cittadino straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio e per matrimonio, al coniuge di cittadino italiano che risieda in Italia almeno due anni dopo il matrimonio (termine dimezzato nel caso di nascita di figli dei coniugi). È prevista inoltre l’acquisizione di cittadinanza per trasmissione dai genitori che abbiano acquisito la cittadinanza italiana e per beneficio di legge in caso di nascita sul territorio italiano, purché vi si risieda fino ai 18, e se ne faccia richiesta, entro un anno dalla maggiore età (cosiddetta “elezione di cittadinanza”).
Integrazione nel mercato del lavoro
La popolazione non comunitaria rappresenta da tempo una componente importante nel mondo del lavoro italiano, rappresentando il 7% circa degli occupati. L’analisi dei principali indicatori consente di evidenziare i primi effetti prodotti sul mercato del lavoro dalla pandemia mondiale: per la prima volta dopo anni, nel 2020, la popolazione non comunitaria fa rilevare indici occupazionali peggiori di quelli rilevati sulla popolazione autoctona, con un tasso di occupazione pari a 56,6%, a fronte del 58,2% rilevato sugli italiani, e un tasso di disoccupazione superiore (13% a fronte dell’8,7% degli autoctoni). Solo per il tasso di inattività si rilevano performance leggermente migliori per la popolazione extra UE: 34,8% contro il 36,1% degli italiani. I dati sono da collegare al marcato cambiamento registrato tra il 2019 al 2020: il tasso di occupazione ha subito una riduzione generalizzata, colpendo in modo più deciso la popolazione straniera (-4% per i comunitari e -3,5% per i non comunitari), e spingendola all’inattività, il cui tasso registra un incremento del 5,3% per la popolazione comunitaria e del 4,6% per la popolazione non comunitaria.
Gli effetti risultano inoltre acuirsi per la componente femminile della popolazione straniera con una riduzione del tasso di occupazione pari –4,6% per le donne comunitarie (a fronte di –3,2% per gli uomini) e di - 5% per le donne non comunitarie (a fronte di -1,9% per gli uomini); e un deciso aumento dell’inattività: +6,2% per le donne comunitarie e +6,6% per le donne provenienti da Paesi terzi (a fronte di +4,2% e +2,4% registrati sulle componenti maschili delle rispettive popolazioni). A fronte di tale contesto nazionale emergono significative differenze nei dati relativi alle Città metropolitane italiane: il tasso di occupazione tocca il valore massimo nelle Città metropolitane di Venezia (67,8%), Firenze (65,6%) e Roma (63,7%), risultando invece minimo – e inferiore al valore nazionale – a Bari (45,5%) e Torino (47,8%).
La quota di disoccupati sulla forza lavoro non comunitaria, pari complessivamente al 13% in Italia, oscilla da un minimo del 5% rilevato a Venezia, ad un massimo del 24,8% dell’area metropolitana di Bari; il tasso di inattività risulta invece minimo a Venezia (28,5%) e Roma (28,6%) e massimo a Torino (40,6%) e Bari (39,4%).
L’imprenditoria migrante
In crescita, nonostante la pandemia, i dati relativi al ruolo svolto dai cittadini non comunitari in ambito imprenditoriale: l’8,2% delle imprese registrate in Italia al 31 dicembre 2020 è guidata da cittadini non comunitari, un numero in aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Roma, Milano e Napoli sono le Città metropolitane che ospitano il maggiore numero di imprese a guida non comunitaria (rispettivamente 54.496, 50.959 e 23.915), mentre Firenze, Milano e Genova sono quelle in cui si registra la maggiore incidenza di imprese extra UE sul totale delle imprese (rispettivamente 13,8%, 13,5% e 12,5%).
Le rimesse
La crisi legata all’emergenza socio-sanitaria non frena neanche la crescita delle rimesse: l’importo di denaro inviato dai migranti nei propri Paesi di origine raggiunge infatti la cifra di circa 5.957 milioni di euro, in aumento di 768,6 milioni rispetto al 2019. L’Asia resta il principale continente di destinazione, ricevendo il 45% circa delle rimesse in uscita dall’Italia, con Bangladesh e Filippine quali prime destinazioni (rispettivamente 707 e 449 milioni circa). In aumento la quota di rimesse inviate verso il continente africano: sono il 27,8% del totale (erano il 25,3% l’anno precedente). Milano, Roma e Napoli si confermano anche nel 2020 le Città metropolitane da cui vengono inviati all’estero maggiori importi, con rispettivamente 697, 686,3 e 287,3 milioni di euro inviati, mentre in coda alla classifica si posizionano Città delle Isole (Cagliari, Messina e Catania). (aise)