Voto per corrispondenza/ Billi (Lega) e Claudio (UDC): il caso svizzero conferma una realtà che riguarda tutte le democrazie

ROMA\ aise\ - “Il caso emerso nel Cantone di Friburgo, dove le elezioni comunali di Düdingen dovranno essere ripetute a seguito di sospette irregolarità nel voto per corrispondenza, riporta al centro del dibattito un tema cruciale: la sicurezza e l’affidabilità del voto a distanza”. Ad evidenziarlo, in una nota congiunta, sono Simone Billi, deputato della Lega eletto in Europa e Presidente del Comitato sugli Italiani nel Mondo della Camera, e Luciano Claudio, Delegato UDC Nazionale e referente per la Comunità Italiana in Svizzera.
“Secondo quanto emerso, - spiegano Billi e Claudio – diverse schede elettorali presentavano grafie molto simili, facendo ipotizzare la compilazione multipla da parte di uno stesso soggetto. La Procura ha aperto un’indagine e il Tribunale ha disposto la ripetizione del voto per garantire la piena integrità del processo democratico. Questo episodio assume un valore ancora più rilevante se si considera che la Svizzera è uno dei Paesi che utilizza in modo più esteso e consolidato il voto per corrispondenza. In molti cantoni, questa modalità rappresenta la forma prevalente di partecipazione elettorale, scelta da una larga maggioranza degli elettori”.
“Il dato è fondamentale: il voto per corrispondenza non è un’eccezione, ma una realtà strutturale nelle democrazie moderne. È uno strumento indispensabile per garantire la partecipazione, soprattutto in contesti di mobilità internazionale o di difficoltà logistiche. Proprio per questo, però, non può essere idealizzato”, sostengono Billi e Claudio, secondo cui il caso svizzero “dimostra che, anche in un sistema altamente organizzato e abituato da anni a questa modalità di voto, esistono vulnerabilità concrete che devono essere costantemente monitorate e gestite. Si tratta di criticità note: la difficoltà di verificare che il voto sia espresso personalmente dall’elettore; l’assenza di un controllo diretto nella fase di compilazione; il rischio di interferenze esterne o pratiche irregolari; la complessità dei controlli successivi, spesso basati su elementi indiziari”.
“Questi stessi elementi – continuano – sono stati al centro del lavoro di riforma della legge elettorale per gli italiani all’estero. Un lavoro che ha portato a distinguere chiaramente tra interventi già realizzati, misure approvate ma non ancora pienamente attuate e ulteriori proposte in fase di discussione. L’obiettivo è sempre stato uno: non mettere in discussione il voto per corrispondenza, ma renderlo più sicuro, più trasparente e più credibile”.
“Il punto politico è proprio questo: il voto per corrispondenza va difeso, perché consente a milioni di cittadini di esercitare un diritto fondamentale. Ma va anche costantemente migliorato, perché la sua stessa natura lo espone a rischi che non possono essere ignorati”, sottolineano Billi e Claudio. “Parallelamente, il voto elettronico viene spesso presentato come una possibile soluzione. Tuttavia, allo stato attuale, questa opzione non offre ancora garanzie sufficienti. Il nodo resta irrisolto: non esiste un sistema di voto elettronico che assicuri contemporaneamente la tracciabilità del voto e la sua totale anonimizzazione. Senza questo equilibrio, il rischio è di compromettere uno dei principi fondamentali del voto democratico. Il caso svizzero dimostra quindi una verità semplice ma spesso trascurata: non esistono sistemi perfetti, ma esistono sistemi che funzionano se sono accompagnati da controlli rigorosi e da una vigilanza costante”.
“Il voto per corrispondenza è uno di questi. Funziona, è utilizzato su larga scala anche in Paesi avanzati come la Svizzera, ma richiede attenzione continua, aggiornamento delle regole e capacità di intervenire rapidamente in caso di anomalie. Per gli italiani all’estero, - concludono – questo significa continuare su una linea di responsabilità: rafforzare progressivamente il sistema esistente, senza scorciatoie, e garantire che il diritto di voto sia non solo accessibile, ma anche pienamente tutelato. Perché la partecipazione è un valore. Ma la fiducia nel voto lo è ancora di più”. (aise)